2017: la classifica delle aziende tech più Green

Greenpeace ha stabilito che le migliori sono Fairphone, Apple e Dell.

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Quanto inquinano Google, Amazon e Apple? Tanto. Meno di prima, comunque troppo ancora. Come ogni anno dal 1996, Greenpeace ha pubblicato la classifica green delle grandi aziende tech, studiando l’impatto sull’ambiente. Nel 2017 si prevede di raggiungere i 65 milioni di tonnellate di rifiuti. E l’80% delle emissioni di carbone legate ai prodotti avviene ancora prima di avere in mano l’ultimo smartwatch o tablet. Non solo: per inserire 100g di minerali nei nostri smartphone, i minatori devono lavorare più di 340 volte la roccia. Alcune aziende però stanno cercando di intervenire, inserendo delle pratiche di produzione più attente all’ecosistema e con un minore impatto su foreste e sull’aria che respiriamo.

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I PARAMETRI UTILIZZATI

Consumo di energia, risorse e sostanze chimiche pericolose utilizzate e riduzione dell’inquinamento. Sono questi i tre ambiti su cui si è focalizzata Greenpeace, che è entrata in 17 tra le più famose aziende tech per studiarne il comportamento. E dare voti, da «A» a «F».

1 – FAIRPHONE

Veniamo alla classifica. L’azienda Fairphone, basata ad Amsterdam, ha conquistato il primo posto. Il suo punto di forza, oltre alla battaglia contro l’inquinamento, è stato l’eliminazione dell’obsolescenza programmata, cioè la difficoltà di riparare un prodotto una volta che si rovina.

2 – APPLE

La mela morsicata si è aggiudicata la medaglia d’argento. I suoi punteggi più alti sono stati quelli legati al basso utilizzo di sostanze inquinanti come la plastica. Nel 2017 solo Apple e Google hanno tolto completamente Pvc e Bfr dai loro prodotti.

3 – DELL

Terza posizione per la multinazionale americana, che ha saputo rendersi trasparente rispetto alle sue politiche legate alle energie rinnovabili. Molto apprezzati anche gli sforzi per diminuire le emissioni inquinanti.

4 – HP

Giù dal podio ma comunque tra le più green è Hp. La produttrice di computer ha realizzato dei punteggi molto alti per quanto riguarda la trasparenza delle informazioni legate all’ecosostenibilità.

5 – LENOVO

La prima «C» arriva con Lenovo, comunque tra le prime dieci. Se la riduzione di emissioni sta migliorando, secondo la Ong si potrebbe fare ancora di più. Bene invece l’abbandono progressivo della plastica.

6 – MICROSOFT

Il gigante dell’informatica ha migliorato molto le prestazioni in tutti i campi rispetto all’ultimo report che l’ha vista protagonista nel 2010. Ma secondo Greenpeace l’obsolescenza programmata dei prodotti Microsoft rimane ancora un problema.

7 – ACER

La società di Taiwan riceve un rimprovero soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo della plastica. «Non basta usare quella riciclata in alcuni cicli produttivi, serve fare di più», si legge nel report.

8 – LG

Lg si è proposta di ridurre del 10% le sue emissioni inquinanti per il 2020. L’obiettivo più ambizioso sarebbe quello di introdurre delle politiche per l’uso di energie rinnovabili in tutta la produzione.

9 – SONY

Nonostante l’impegno per ridurre il numero di agenti inquinanti all’interno dei suoi prodotti, Sony non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi. Anche per quanto riguarda le energie rinnovabili, l’implemento del 5% per Greenpeace è ancora troppo poco.

10 – GOOGLE

La grande G entra per un soffio tra le dieci aziende più verdi. Il suo sforzo per produrre dispositivi con un basso impatto ambientale si è fatto sentire, ma «serve ancora più impegno», dice Greenpeace.

11 – HUAWEI

Tutte «D» per la società cinese. Il punteggio più critico è sulla trasparenza dei dati sull’emissione di Co2 nell’atmosfera. L’uso del carbone, infatti, è ancora molto diffuso.

 

12 – ASUS

La seconda azienda taiwanese non fornisce informazioni dettagliate sull’uso di plastica riciclata, motivo per cui si trova così  in basso nella classifica di Greenpeace.

13 – SAMSUNG

Tirata di orecchie (tech) per una delle principali multinazionali del settore. Greenpeace sottolinea che l’azienda non ha inserito tra le sue priorità il minor impatto ambientale, sia per la linea di produzione che per le sue fabbriche. L’azienda per ora non ha replicato.

14 – AMAZON

Quasi alla fine della classifica, con una «F», troviamo uno dei colossi della tecnologia. Motivo? Per Greenpeace l’azienda non rilascia informazioni sulle sue performance legate all’ambiente. Lo stesso vale per i materiali utilizzati nei suoi prodotti. Alcune testate hanno chiesto un commento all’internet company, che per ora non ha replicato.

15 – OPPO

Viene ancora dalla Cina una delle realtà più in espansione del settore. Ma per la Ong ambientalista, oltre alle vendite, servirebbe più attenzione alle emissioni e all’impatto verso l’ecosistema. Invece per ora l’azienda non fornisce nessun report a riguardo.

16 – VIVO

Si rimane in Cina anche per la penultima posizione. Vivo produce smartphone, ma come Oppo è ancora in ritardo per quanto riguarda le informazioni sull’impatto ambientale del suo operato.

17 – XIAOMI

Come le sue altre «colleghe» cinesi Oppo e Vivo, anche Xiaomi riceve tre «F». Perché sul sito istituzionale si trovano solo pochissimi riferimenti alla ricaduta ambientale della sua produzione, ma nessun numero specifico.

 

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