Abitudini alimentari, come cambiarle per non impattare troppo sul pianeta

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Abitudini alimentari, è giunto il momento per tutti di riflettere e cambiare. Quando si parla di questo argomento, se capita, la discussione si concentra spesso esclusivamente sul cambiamento di scelta del cibo da mangiare. E anche se la scelta del cibo è parte della soluzione, per ottenere un sistema alimentare sostenibile vi sono in realtà tre cose che devono accadere, tutte allo stesso tempo: dobbiamo ridurre lo spreco alimentare; dobbiamo migliorare la produzione di cibo; abbiamo bisogno di cambiare le abitudini alimentari. Non solo: abbiamo bisogno di lavorare insieme – globalmente – per rendere queste tre cose una realtà. La posta in gioco non potrebbe essere più alta: la salvezza del Pianeta e di chi lo popola oggi e nel prossimo futuro. “Il cibo che mangiamo e il modo in cui lo produciamo determina la salute delle persone e del Pianeta e attualmente stiamo sbagliando seriamente“, ha detto Tim Lang, professore di politica alimentare presso la City, University of London, membro del recente progetto triennale, EAT-Lancet, che ha riunito una quarantina di esperti provenienti da 16 Paesi con esperienza in salute, nutrizione, sostenibilità ambientale, sistemi alimentari, economia e governance politica.“Siamo in una situazione catastrofica”, ha commentato Lang riguardo i risultati del progetto.

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L’UMANITA’ È ALLA FAME O TROPPO NUTRITANon è solo il nostro pianeta che viene danneggiato dalle nostre scelte alimentari. In questo momento, 3 miliardi di persone sono denutrite e un miliardo di persone ha fame (malnutrite), ma molte più persone versano in realtà in una situazione di cattiva alimentazione. Due miliardi di persone sulla Terra stanno mangiando cibo troppo malsano, il che sta portando a quello che i ricercatori della salute hanno definito livelli “epidemici” di diabete e malattie cardiache. Secondo il rapporto Global Burden of Disease, fino a 11 milioni di decessi prematuri evitabili sono attribuibili all’assunzione di cibi sbagliati. Secondo il rapporto, questi alimenti sono più rischiosi di “consumo di alcool, droga e tabacco non sicuri“. Così, mentre il nostro attuale sistema alimentare globale è il “più grande emettitore di gas serra, il più grande fattore di perdita di biodiversità e la principale causa delle micidiali fioriture di alghe lungo le coste e nei fiumi“, miliardi di noi sono anche malati. Sembra una situazione di sconfitta. Ma bisogna scuotersi, reagire e agire. Qual è la soluzione? Meno carne e zucchero, più verdure.

L’OBIETTIVO A PORTATA DI MANO – “Abbiamo bisogno di una revisione significativa delle abitudini alimentari, cambiando il sistema alimentare globale su larga scala, nei modi appropriati alle caratteristiche di ogni Paese“, spiega Lang. “Anche se si tratta di un territorio politico inesplorato e questi problemi non sono facilmente risolvibili, questo obiettivo è alla portata e ci sono opportunità per adeguare le politiche internazionali, locali e aziendali“. Quindi, la revisione delle abitudini alimentari è fattibile. Pensiamola così: gli esseri umani hanno adattato ciò che mangiano innumerevoli volte nel corso del reinsediamento, della colonizzazione, dell’immigrazione e dell’emigrazione. In effetti, adattarsi a nuovi modi di alimentarsi è una delle cose in cui le persone sono brave. E chi ha dovuto emigrare, sa bene a cosa mi riferisco. E non dovrebbe essere così complicato modificare le nostre abitudini alimentari, se il fine è evitare la catastrofe del Pianeta.

PRODURRE MEGLIO PER IMPATTARE MENO – Dei tre cambiamenti necessari, uno è quasi del tutto al di fuori delle possibilità del consumatore medio: rendere i nostri sistemi produttivi più efficienti. È qualcosa su cui lavorano specialisti e agricoltori. Vi sono numerose startup che si danno da fare alla ricerca di soluzioni per il cibo sostenibile. Vi sono anche aziende che puntano tutto sulla carne coltivata e non proveniente da allevamenti animali, e i grandi big stanno investendo parecchio in questo settore che promette di essere più sostenibile e meno crudele nei confronti degli animali. Parallelamente, l’agricoltura procede a braccetto con la tecnologia e punta a soluzioni idroponiche o a realizzare coltivazioni indoor a basso impatto in termini di spreco d’acqua e di terreno.

SPRECO ALIMENTARE – È un’altra grande sfida da affrontare e, mentre una parte delle soluzioni spetta a livello aziendale e governativo, possiamo sicuramente lavorare tutti per diventare più consapevoli di ciò che abbiamo in casa e mangiarlo. Tenere un elenco di cibi sull’anta del frigorifero e del congelatore mi aiuta a ricordarmi cosa ho in casa, visto che è facile dimenticare i cibi una volta che finiscono sul fondo del frigo. Organizzare una “serata di avanzi” in cui tutti i membri della famiglia mangiano gli avanzi è un’altra tattica. L’importante è consumare tutto ciò che abbiamo acquistato.

LA DIETA PER LA SALUTE DEL PIANETA – Inutile girarci attorno. Se si mangia carne ogni giorno, è arrivato il momento di iniziare a cambiare. Ed esiste un modo intelligente per farlo che non getta nella frustrazione. Cambiare la tua dieta per imitare quella proposta da The Guardian (basata sulle raccomandazioni dello studio EAT-Lancet) è possibile, anche se può sembrare complicato a prima vista. Ma il consiglio è di iniziare con una cosa alla volta. Le raccomandazioni di EAT-Lancet, che gli autori chiamano la Planetary Health Diet, iniziano con una visione di dove si vuole arrivare: questa dieta “è simbolicamente rappresentata da un piatto di frutta, verdura e noci, con cereali integrali, proteine ​​vegetali (provenienti da fagioli, lenticchie, legumi), oli vegetali insaturi, modeste quantità di carne e latticini e alcuni zuccheri aggiunti e verdure amidacee“. Si noti che non è specificato quali verdure o cereali mangiare; c’è molta flessibilità sia per le preferenze personali e culturali sia per la disponibilità a livello locale. Quando ho cambiato la mia dieta anni fa, mi sono concentrata innanzitutto sul fatto di avere più frutta e verdura nel mio piatto. Non solo mi hanno riempito, ma ho notato un immediato cambiamento positivo nella mia digestione. Nel giro di un paio di settimane, ho perso qualche chilo. Le verdure possono essere consumate crude, cotte, cucinate nelle zuppe, mescolate in insalata o combinate con cereali. Una volta che hai cominciato ad aumentare le verdure, e ne hai trovate alcune che ami – puoi pensare ad aggiungere altro. Quando dovresti mangiare carne? Se hai deciso di continuare a mangiarla, considerala più come un contorno piuttosto che il piatto principale. Un po’ di pollo, per esempio, può dare sapore a una zuppa; un sugo o un piatto di cereali in cui si desidera l’aroma della carne, anche se in realtà non ha bisogno della carne per essere gustoso. Il rapporto EAT-Lancet suggerisce, nelle sue raccomandazioni specifiche: “Mirare a consumare non più di 100 grammi di carne rossa (maiale, manzo o agnello), 200 grammi di pollame e 200 grammi di pesce a settimana“. In pratica, significa una porzione di pollo e pesce una volta alla settimana o una bistecca ogni due settimane. Mangiare un pasto a base di carne dovrebbe essere riservato per le occasioni speciali, cosa che tra l’altro aiuta ad aumentare l’apprezzamento e il piacere della carne quando la si mangia.

ALTERNATIVE INTERESSANTI – Ti senti infastidito dal pensiero di ridurre la carne? Ricorda, è solo una delle abitudini alimentari, come tutte le altre. Ma in questo caso, non è solo un’abitudine che potrebbe causare problemi di salute per te. Non possiamo permettercelo su un pianeta con 10 miliardi di persone:Le proiezioni dimostrano che un’adozione globale di una dieta occidentale ad alto contenuto di carne in combinazione con la popolazione globale e la crescita economica causerà significativi oneri sanitari e spingerà i sistemi alimentari ben oltre i limiti ambientali – più studi fanno le stesse previsioni“, sottolinea lo studio di EAT-Lancet.

MENO ZUCCHERO – Ridurre lo zucchero può sembrare altrettanto difficile, ma vale la pena ricordare che per la maggior parte della storia umana, i nostri antenati vivevano con poco (o niente) zucchero nella loro dieta. Se potevano prendere il miele o la frutta, quella era la quantità di zucchero che consumavano. Cambiare le nostre diete non deve essere una questione di privazione. Se la pensassimo tutti più come un’esplorazione, che un’imposizione, ci divertiremmo di più anche a capire che cosa ci piace. Teniamo presente che, come sottolinea il rapporto: “Con oltre 30mila piante commestibili conosciute, abbiamo una vasta gamma di opzioni interessanti da gustare ed esplorare“.

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