Adidas, un milione di scarpe fatte con le bottiglie di plastica

Anche altri brand hanno cominciato a produrre utilizzando materiali alternativi che riducono gli sprechi di produzione e inquinano meno.

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Adidas ha annunciato di aver venduto un milione di scarpe realizzate con le bottiglie di plastica. Per produrre un paio di sneaker servono 11 bottiglie di plastica. Il materiale viene recuperato nelle acque degli oceani. La sfida ambientale di Adidas sembra ormai vinta. La multinazionale tedesca ha rivelato di aver venduto, solo questo mese oltre un milione di paia di scarpe realizzate con plastica rinvenuta negli oceani. I modelli, realizzati in collaborazione con l’associazione ambientalista Parley for the Oceans (con cui nel 2016 aveva lanciato una serie limitata) sono tre. Oltre ad Adidas diversi altri brand hanno cominciato a produrre utilizzando materiali alternativi che riducono gli sprechi di produzione e inquinano meno.

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IL PROTOTIPO OCEAN PLASTIC TRAINER – Secondo Material Connexion Italia, questa scarpa da corsa è stata realizzata nel 2016 per Adidas dal designer britannico Alexander Taylor ed è stata presentata per la prima volta durante un evento di Parley for the Oceans, un’iniziativa che ha lo scopo di incoraggiare i creativi a riutilizzare i rifiuti dell’oceano per aumentare la consapevolezza su un problema ambientale in costante crescita. Taylor, in collaborazione con Parley e Adidas, ha deciso di realizzare le scarpe attraverso il processo di produzione standard utilizzato dal marchio, sostituendo, però, i filati con fibre a base di reti in plastica ottenute dai rifiuti e dalle reti da pesca gettati negli oceani. “In questo modo – afferma Taylor –  non vi è alcun motivo per cui materiali con caratteristiche simili a quelle che utilizziamo ogni giorno con i processi di produzione convenzionali, non possano essere semplicemente sostituiti da materiali plastici derivanti dall’oceano“. Oggi Adidas sta vendendo la nuova versione “migliorata” in grado di soddisfare tutti gli standard. L’unico materiale vergine nella calzatura è il poliuretano termoplastico; la tomaia, invece, è interamente realizzata in plastica riciclata, composta da circa 16,5 vecchie bottiglie e 13 grammi di plastica recuperati da reti da pesca.

 

I MODELLI IN VENDITA – Adidas ha venduto, solo questo mese oltre un milione di paia di scarpe realizzate con plastica rinvenuta negli oceani. I modelli, realizzati in collaborazione con l’associazione ambientalista Parley for the Oceans sono tre: UltraBoost Parley, UltraBoost X Parley e UltraBoost Uncaged Parley. Per un paio di scarpe vengono utilizzate circa 11 bottiglie di plastica, materiale che viene utilizzato per realizzare sia la tessitura esterna, sia la fodera, sia le stringhe. Più nello specifico, il 95% della scarpa è realizzato con plastica riciclata raccolta nei pressi delle Maldive.

CAMBIAMENTO E SENSIBILIZZAZIONE – L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento marino. Secondo Cyrill Gutsch, fondatore di Pearly for the Oceans, il compito delle industrie è quello di reinventare prodotti e materiali per stimolare un cambiamento nella società e avere un ruolo attivo nella risoluzione di inquinamento globale e salvaguardia degli oceani. «Questa nuova scarpa non è soltanto un accessorio. È un simbolo, un nuovo modo di stabilire un nesso tra i prodotti e la causa dell’inquinamento dell’oceano».

ALTRI BRANDIl milione di scarpe vendute da Adidas indica che una domanda (e una sensibilità ambientale) comincia a farsi strada tra i consumatori. Anche Nike ha cominciato a produrre scarpe in un materiale non più derivante dal petrolio, ma che ricicla le fibre di cuoio lavorando i cascami di pelle e riducendo gli sprechi di produzione. La stilista inglese Stella McCartney lo scorso giugno ha avviato una collaborazione con Parley for the Oceans per creare e impiegare un particolare filato ricavato dai rifiuti di plastica raccolti in mare per realizzare alcuni capi e accessori.

LA PLASTICA – Secondo Science, ogni anno dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono in mare dove rimangono per moltissimi anni, prima di decomporsi definitivamente, danneggiando l’intero ecosistema marino.

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