Allevamenti intensivi, davvero riusciremo a mettervi fine entro il 2100?

Entro il 2050, più della metà della carne, dei prodotti lattiero-caseari e delle uova nei paesi ad alto reddito potrebbe essere priva di animali. E non è fantascienza.

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Allevamenti intensivi, sappiamo il grave impatto sull’ambiente che causano. Eppure, nonostante stia crescendo consapevolezza grazie agli ambientalisti e animalisti e agli allarmi lanciati dalle associazioni nazionali (Enpa) e internazionali (Greenpeace), il numero di animali allevati e macellati cresce a ritmi preoccupanti. Ma qualcosa sta veramente cambiando, anche se non con la velocità che servirebbe al nostro pianeta. Entro la fine dell’anno, potrebbe capitarci di entrare in un ristorante e ordinare pollo prodotto da cellule di gallina all’interno di un bioreattore piuttosto che da un animale. Non solo: è già possibile acquistare hamburger a base vegetale più realistici di qualsiasi altro prodotto disponibile in passato. Impossible Foods mira a eliminare la necessità di utilizzare gli animali nella produzione alimentare entro il 2035. Richard Branson, che ha investito in start-up nel settore, dice che pensa che tutta la carne possa essere “pulita” o vegetale entro tre decenni. Sorge spontanea una domanda: cosa ci vorrebbe per sostituire completamente la carne dagli animali e porre fine agli allevamenti intensivi?

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La copertina del libro di Jacy Reese, in pre-ordine su Amazon (Image: Louis Roe)

THE END OF ANIMAL FARMING – Nel suo ultimo libro (disponibile in pre-ordine dal 6 novembre su Amazon), intitolato The End of Animal Farming, Jacy Reese, direttore della ricerca e cofondatore del Sentience Institute senza scopo di lucro, sostiene che è un fatto che potrebbe accadere entro la fine di questo secolo. Reese ha studiato le fasi del passato, come e quanto tempo c’è volute alle donne per ottenere il diritto di voto e quanto tempo impiegano le novità – come le auto, gli elettrodomestici, internet – per essere ampiamente adottate, e poi ha fatto aggiustamenti in base alla difficoltà del problema – quanto le persone possono essere motivate per affrontare questo grande cambiamento e quali strumenti sono già disponibili. Sempre più spesso, sostiene Reese, le persone sono consapevoli della gigantesca impronta ambientale causata dalla produzione di carne e dei problemi intrinsechi agli allevamenti (in primis la sofferenza animale). E ora sta diventando più pratico sostituirla. “Stiamo ottenendo la tecnologia alimentare necessaria e stiamo costruendo l’infrastruttura commerciale“, dice.

CARNE DA LABORATORIO E HAMBURGER VEGETALI IDENTICI ALLA CARNE – Giganti della carne come Cargill e Tyson stanno investendo in startup come Memphis Meats, che ha ottenuto la prima polpetta da laboratorio nel 2016, e Beyond Meat, che vende il suo hamburger uber-realistico a base vegetale.

IMPOSSIBLE FOODS – Produttore di un hamburger a base vegetale noto per il suo uso dell’eme – la proteina che rende rosso il sangue e dà alla carne gran parte del suo sapore – finora ha raccolto ben 387 milioni di dollari fino a oggi. Solo, un’azienda di tecnologia alimentare che ha iniziato con una versione vegetale di Mayo e prevede di lanciare presto una “carne coltivata” o “carne pulita” coltivata nei bioreattori, ha raccolto 220 milioni di dollari. Secondo Reese, se questi brand nascenti raccogliessero ancora più fondi potrebbero spostare la data di “fine degli allevamenti” molto più rapidamente.

COME SEMPRE, È UNA QUESTIONE DI DENARI – “Nell’ambito delle tecnologie globali, non ci sono ancora molti finanziamenti“, dice. “Se solo un governo decidesse di prendere la bandiera e portarla come una delle sue questioni tecnologiche più importanti, allo stesso modo in cui è stato fatto da alcuni paesi riguardo le energie rinnovabili o il solare, potremmo assistere a progressi tecnologici davvero molto rapidi.” Nuove politiche – come le tasse sulla carne, che alcuni governi hanno considerato – potrebbero anche accelerare l’adozione di alternative.

INCENTIVI ALL’INDUSTRIA DELLA CARNE – “Come scienziato sociale, di fronte a soggetti che non hanno gli stessi incentivi, ho una visione più pessimistica“, ha detto Reese a FastCompany. “Bisogna considerare la logistica – l’industria della carne è particolarmente radicata e particolarmente grande – supera 1 trilione di dollari a livello globale. Quindi questo mi fa pensare che anche se avremo dei cambiamenti morali davvero rapidi e questa nuova eccitante tecnologia, ci vorranno ancora decenni… prima di riuscire a raggiungere tutti gli angoli del globo“. Tuttavia, Reese sostiene che entro il 2050 più della metà di carne, latticini e uova nei paesi ad alto reddito potrebbe essere priva di animali. Entro la fine del secolo, ciò potrebbe potenzialmente essere vero per tutte le “carni”, ovunque.

LA CARNE NON È NECESSARIA ALLA SALUTE – Uno dei grandi problemi, naturalmente, è l’accettazione sociale – qualcosa che Reese, cresciuto in Texas vicino ai ranch di bestiame, conosce bene. Nel libro, parla degli errori più comuni che avvalorano il consumo eccessivo di carne e derivati animali (“la carne non è necessaria per la salute“), la naturalezza (animali allevati per vivere in fattorie, con ormoni della crescita e antibiotici, non sono “naturali”), o l’idea purtroppo utopica che sia possibile allevare animali per la carne in modo “umano”. Reese sostiene che la pressione sociale possa aiutare le persone a fare il cambiamento, sia attraverso campagne che pubblicizzano celebrità vegane sia attraverso altre forme di prove che dimostrino che la società può andare oltre al mangiare carne prodotta dall’agricoltura animale.

UN FUTURO SENZA ALLEVAMENTI – Entro il 2100, Reese predice nel libro, “tutte le forme di allevamento di animali sembreranno obsolete e barbare“. La data potrebbe non essere precisa, ma è importante, ha detto a FastCompany, pensare a un traguardo non vicinissimo. “È davvero molto importante per noi speculare“, dice. “Per noi è importante avere strategie a lungo termine”.

Penso che molti movimenti vacillino perché sono troppo concentrati su cosa possiamo ottenere domani e non su come costruire davvero un cambiamento: come possiamo costruire slancio sociale e slancio legislativo senza obiettivi a lungo termine?” spiega Jacy Reese nel suo ultimo libro The End of Animal Farming

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