BEE-Kaeser, usa le api per monitorare l’inquinamento

È questa l’idea della startup romagnola BEEing, in collaborazione con la multinazionale Kaeser e Legambiente Emilia-Romagna.

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BEE-Kaeser utilizza le api e il miele per monitorare l’inquinamento delle città italiane. È questa l’idea della startup romagnola BEEing, che sviluppa strumenti digitali per gli apicoltori professionisti e urbani, in collaborazione con Kaeser Compressori, multinazionale che si occupa di compressori e di aria pulita, e Legambiente Emilia-Romagna. BEE-Kaeser è il primo studio che, attraverso l’analisi del miele, permette di monitorare il livello di smog, concentrandosi sulla presenza di quattro metalli pesanti inquinanti – piombo, nichel, cadmio e cromo – nei campioni di miele prodotti nelle 20 città italiane coinvolte nel progetto.

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LO STUDIO – I risultati, pubblicati dopo un anno di lavoro, dimostrano che in tutte le città interessate (tra cui Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Lecce) la presenza di piombo, nichel, cadmio e cromo nel miele è molto bassa e comunque sotto la soglia di pericolosità. I dati raccolti saranno confrontati con quelli dei prossimi 12 mesi, in modo che il progetto BEE-Kaeser consolidi uno storico di dati da analizzare per identificare i trend di andamento.

LE API – Lo studio conferma come le api, attraverso il miele, siano delle vere e proprie sentinelle dell’inquinamento e rappresentino il miglior bioindicatore della qualità dell’aria; grazie a loro avremo la possibilità di analizzare la presenza di inquinanti nelle nostre città. “Per queste ragioni abbiamo deciso di investire energie e risorse nell’obiettivo di generare innovazione nell’ambito delle bio-tecnologie, favorendo il lancio di una giovane startup quale BEEing e coinvolgendo tutti i nostri attori commerciali in un’iniziativa volta al recupero di dati sensibili in merito alla qualità dell’aria”, ha spiegato Giovanni Micaglio, amministratore delegato di Kaeser Italia.

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