Caccia, dopo la morte di Nathan è giusto sospenderla subito?

Ambientalisti contro cacciatori e due ministri chiamati in causa. La tragedia di Apricale ha infiammato le polemiche sulla stagione venatoria. Lo scontro è più aspro del solito, eppure siamo di nuovo a un 'nulla di fatto'. Facciamo il punto.

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Caccia, pratica crudele ormai senza senso o sport all’aria aperta che controlla il numero di animali dannosi? Secondo gli ambientalisti e animalisti, l’Italia è un Paese eccessivamente ‘antropizzato’, ovvero le aree boschive sono sempre meno e i cacciatori ormai hanno possibilità di sparare troppo vicino agli insediamenti umani. Non solo: il crescente numero di cinghiali in libertà è dovuto alle associazioni venatorie che, in accordo con politici locali in varie regioni, hanno reintrodotto un gran numero di esemplari, che spesso si sono incrociati con maiali da fattoria. Il motivo della reintroduzione? Avere il movente per i cacciatori di sparare e ammazzare cinghiali il cui predatore naturale è stato invece massacrato da tempo: il lupo. La tragedia di Nathan, forse lui stesso un cacciatore senza licenza (un bracconiere?) ha infiammato la polemica. Eppure, a oltre dieci giorni ancora non è cambiato nulla. Facciamo il punto.

LA TRAGEDIA DI NATHAN – Era l’alba del 30 settembre quando nei 3 km quadrati di boschi di Apricale, in provincia di Imperia, Nathan Labolani, 19 anni, stava passeggiando col suo cane; all’improvviso uno sparo colpisce il ragazzo all’addome. Nathan riesce a chiamare il padre: “Papà, mi hanno sparato nella pancia”. A sparare un cacciatore 29enne di Ventimiglia, subito indagato per omicidio colposo. Partecipava a una battuta di caccia al cinghiale; aveva visto i cespugli muoversi e credeva si trattasse di un grosso animale, e ha aperto il fuoco. Accanto al corpo di Nathan è stato trovato un fucile da caccia calibro 12 e una cinquantina di munizioni, ma la vittima non aveva un porto d’armi. Il sospetto quindi è che anche lui fosse impegnato in una battuta di caccia, ma da ‘bracconiere’. Che sia stato vittima innocente o cacciatore di frodo, il risultato non cambia: Nathan è morto per mano di un cacciatore, andando ad allungare la lista delle vittime della caccia. C’è da chiedersi, sul piano meramente morale, quanto il ritrovamento di un fucile accanto al cadavere del povero Nathan Labolani, e quindi il sospetto che anche lui potesse essere un appassionato (anche se non in regola), possa ridimensionare le opinioni rispetto la faccenda.

Nathan Lebolani.

AMBIENTALISTI CONTRO CACCIATORI – La tragedia ha infiammato i social e riacceso le polemiche sull’annoso problema riguardante la caccia, ritenuta da molti un’attività pericolosa nonché moralmente ingiusta. In tanti si sono fatti sentire dopo il dramma, approfittandone per condannare duramente la caccia e chiedendo alle autorità una stretta alle regolamentazioni dell’attività venatoria. WWF Italia tramite il suo sito ha scritto al Ministro dell’Interno Matteo Salvini: “2 morti e 13 feriti in appena un mese di attività venatoria (preaperture), ma complessivamente a causa di armi da caccia i morti (da 1 a 30 settembre) sono 4 e i feriti 13 (2 morti e 5 feriti non cacciatori, tra cui un minore). Questo il bilancio della sola “anteprima” della stagione venatoria in corso che emerge dai dati dell’Associazione vittime della caccia. Il dato complessivo della scorsa stagione parla invece di ben 114 vittime, tra cacciatori (80 – 20 morti e 60 feriti) e non cacciatori (34 – 10 morti, 24 feriti). L’aumento delle vittime tra i non cacciatori parla chiaro: la caccia, la presenza di un “esercito armato” non è più compatibile con il pacifico godimento della natura da parte di passeggiatori, escursionisti, famiglie, birdwatchers. Un vero e proprio bollettino di guerra che coinvolge infatti sia cacciatori sia persone del tutto estranee all’attività venatoria. […] Non si tratta di fatalità, come spesso si legge dalle cronache dei giornali locali, ma di incidenti tutt’altro che inevitabili e spesso causati da una “aperta violazione della Legge quadro nazionale (Legge n.157/1992) e delle Leggi regionali di settore” come si legge nella lettera a firma del Vice Presidente dell’Associazione, Dante Caserta. […] il WWF sottolinea l’incompatibilità della caccia con altri tipi di godimento degli spazi naturali. Non è tollerabile che chi vuole fare un’escursione o una passeggiata in natura debba avere a che fare con persone armate che seminano piombo per le campagne. Oggi la natura è molto più frequentata rispetto a 30 anni fa e il suo utilizzo ricreativo è incompatibile con l’azione armata. […]”.

MINISTRO SALVINI TUTELA LA CACCIA – Come riporta oggi in un articolo Agi.it, Salvini non ha dato risposta. Le ultime sue esternazioni riguardo la caccia risalgono allo scorso 2 luglio, quando dal palco di Pontida si era espresso a favore dei cacciatori: “Giù le mani dalle nostre tradizioni, dalla nostra storia dalla nostra cultura. Se non ci fossero nei nostri boschi coloro che i nostri animali li amano e li curano sarebbero problemi per tutti”.

SERGIO COSTA, MINISTRO DELL’AMBIENTE – La sua nomina aveva preoccupato subito i cacciatori a causa delle sue idee notoriamente contrarie. Sul Corriere della Sera affermò: “Interverrò con le regioni, farò un appello affinché cancellino la domenica dal calendario venatorio. Questo appello alle regioni è l’intervento più immediato che posso fare, ma adesso formalizzerò anche un appello al Parlamento perché si diano da fare per modificare la legge sulla caccia”. Poi però ha fatto un deciso passo indietro con un post sul suo profilo Facebook scrivendo:

In tantissimi mi avete scritto chiedendomi una posizione netta sulla caccia. Quanto è accaduto ieri è una tragedia enorme, che ci ha colpiti tutti nel profondo. Ho detto più volte che stiamo lavorando all’inasprimento delle pene per i bracconieri e per chiunque maltratti gli animali. Ma qui siamo in un campo differente. Parliamo di attività venatoria autorizzata e le mie convinzioni purtroppo valgono poco”.

In difesa della caccia si sono espressi anche gli eurodeputati Comi, Cicu e Sernagiotto: “Non condividiamo affatto la strumentalizzazione in atto rispetto a quella che comunque è stata una doppia tragica fatalità (alla morte del ragazzo si aggiunge, seppur imparagonabile, il peso che rimarrà per sempre sulla coscienza del cacciatore che ha ucciso involontariamente, per errore). La caccia – continuano – è un’attività ricreativa legittima, con finalità gestionali di utilizzo sostenibile di una risorsa naturale rinnovabile, la fauna selvatica, nonché un’attività rigidamente regolamentata dal Governo […]. Imporre il silenzio domenicale per tutti, oltre ad andare contro il principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione, penalizzerebbe in modo eccessivo la pratica venatoria, che è una tradizione sana e amica dell’ambiente, che si tramanda di generazione in generazione, spesso coinvolgendo insieme genitori e figli, e che vede naturalmente nella domenica la giornata di maggior fruizione. Non cadiamo, Signor Ministro, nella tentazione di criminalizzare una disciplina che vanta centinaia di migliaia di praticanti, e le cui ricadute, soprattutto proprio nel caso particolare della caccia ai cinghiali, sono fondamentali anche per un altro settore, quello dell’agricoltura. Si faccia piuttosto uno sforzo maggiore in termini di prevenzione e di sicurezza della pratica venatoria e di sensibilizzazione dei cacciatori su questi temi”.

LE REGOLE DELLA STAGIONE VENATORIA – Il calendario venatorio, ovvero il periodo in cui è possibile cacciare, è redatto ogni anno entro giugno dalle Regioni e va dal primo settembre al 31 gennaio. Ciascun cacciatore può esercitare la caccia per 55 giornate a stagione venatoria e con un limite di tre giorni alla settimana (due in Sardegna), con l’esclusione del martedì e del venerdì che sono giorni di silenzio venatorio, per cui nessun cacciatore, per nessun motivo può andare a caccia. Escludere la domenica dunque, come propone il Ministro Costa significherebbe dare un taglio netto al tempo che un appassionato avrebbe la possibilità di dedicare al proprio hobby.

ENPA CHIEDE LA SOSPENSIONE IMMEDIATA – Ma L’Ente Nazionale Protezione Animali vorrebbe ancora di più, chiede infatti ufficialmente la sospensione mmediata della stagione 2018/2019: “Ormai è indiscutibile che nel nostro Paese esiste una emergenza sicurezza è che questa emergenza è legata all’esercizio della caccia. La morte del 19enne, alla famiglia del quale esprimiamo la nostra solidarietà, è solo la punta dell’iceberg di una pratica che ogni anno causa milioni di vittime animali e decine di vittime umane, anche tra gli stessi cacciatori. La situazione è ormai fuori controllo”.

E I CACCIATORI? – Non vogliono fare la figura dei cattivi e scrivono anche loro al Ministro dell’Interno per rispondere alle accuse del WWF, a firmare la lettera Paolo Sparvoli, Presidente dell’Associazione Nazionale Libera Caccia: Il WWF Le avrebbe indirizzato un’accorata lettera dai toni quanto mai allarmistici chiedendoLe di intervenire con una serie di severe misure atte a limitare (se non a cancellare del tutto) l’attività venatoria. A motivare questa richiesta ci sarebbe, secondo l’autorevole associazione ambientalista, un allarmante numero di incidenti avvenuti in ambito venatorio che hanno causato, nel mese di settembre, la morte di 2 cacciatori e il ferimento di 11. Mi permetto, onorevole ministro, di fare alcune precisazioni fornendoLe, al contempo, alcuni dati, tratti da una corposa ricerca pluridecennale compiuta dal CNCN, che sicuramente nessuna associazione anticaccia e nessun organo di informazione – tanto meno quelli del servizio pubblico – Le forniranno mai. Innanzitutto, i morti non sono 2 ma 4: 1 a causa di un malore; 1 nelle mura domestiche durante le operazioni di pulizia dell’arma; 1 per un colpo partito dal suo stesso fucile rimasto incastrato; infine il tragico incidente, dai contorni ancora tutti da chiarire, avvenuto il 30 settembre in Liguria. Al tempo stesso, i feriti non sono 11 ma 14, cinque dei quali (tutti di lievissima entità) fra non cacciatori. Chiarite queste inesattezze, che dimostrano l’approssimazione dei dati forniti dal WWF e, in sostanza, la loro inattendibilità, vorrei suggerirLe, egregio signor ministro, di chiedere alla preoccupata associazione anticaccia che, per allarmare Lei e la pubblica opinione, ha definito questi dati “un bollettino di guerra”, come definirebbe, invece, questi altri dati relativi agli incidenti (circa 200) avvenuti nel mese di settembre sui monti, nelle campagne e nei mari italiani:

  • Cercatori di funghi: 24 morti (4 per un malore); 2 dispersi e 24 feriti di cui 7 gravissimi
  • Escursionisti: 21 morti (3 per un malore); 1 disperso e 30 feriti di cui 4 gravissimi
  • Bagnanti annegati: 16 morti e 3 feriti gravi
  • Subacquei: 2 morti e 2 feriti

[…] i circa 700.000 cacciatori italiani […] non meritano assolutamente di essere al centro di questa spietata campagna di diffamazione e criminalizzazione mediatica di stampo esclusivamente ideologico.”

POLEMICHE FINO ALLA NUOVA TRAGEDIA – Solo parole finora, dunque. E un nuovo nulla di fatto. Una battaglia che si accenderà alla prossima tragedia. Ma non per Enea Labolani che ha perso un figlio: “Non so se quell’arma che hanno trovato fosse davvero la sua, io certamente non sapevo che mio figlio la detenesse, ma ciò non cambia la realtà dei fatti ovvero che è stato ucciso un ragazzo con la vita ancora tutta davanti. Anche avesse avuto un fucile, non è stato lui a sparare. Nulla giustifica la sua morte. Avrebbe potuto avere un bazooka o una canna da pesca, ma nulla cambierà quello che è successo. Ora, voglio soltanto giustizia”.

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