Cambia la Terra: No ai pesticidi, sì al biologico e “Chi non inquina, non paghi”

Le proposte del bio: si sostenga chi combatte il cambiamento climatico e mantiene la fertilità dei suoli. L'obiettivo è il 40% di campi bio entro il 2027.

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Cambia la Terra: Chi non inquina, non paghi!”. Oggi alla Camera è stato presentato il Rapporto Cambia la Terra 2018. Se si vuole combattere l’effetto serra, la desertificazione, il degrado dei suoli, occorre scegliere l’approccio agroecologico che produce beni per tutti i cittadini. E per farlo, occorre che – oltre al mercato – anche le politiche si indirizzino con chiarezza allo sviluppo dell’agricoltura biologica. Oggi, oltre il 97% degli incentivi pubblici europei viene destinato nel nostro Paese a sostenere forme di agricoltura che diffondono nell’ambiente sostanze chimiche dannose all’ecosistema e alla salute. Mentre meno del 3% delle risorse pubbliche va a sostenere il ruolo di difesa ambientale e sanitaria svolto a molti livelli dagli agricoltori bio che – dal loro canto – pagano costi economici più alti per produrre in maniera pulita: più lavoro per produrre senza concimi e diserbanti di sintesi chimica, maggiori costi amministrativi e burocratici, costi aggiuntivi per difendersi dalla contaminazione accidentale e una produzione più contenuta. Maggiori costi, più lavoro, rischio di perdere il marchio biologico se il raccolto viene contaminato accidentalmente dai pesticidi rilasciati nell’aria da un coltivatore convenzionale vicino e trasportati da un corso d’acqua inquinato. Ci sono intere aree d’Italia, per esempio quella di coltivazione del prosecco, dove agli agricoltori biologici non è sostanzialmente permesso di svolgere la propria attività. Ma proprio in questi giorni si comincia a discutere a livello parlamentare della legge nazionale sull’agricoltura biologica. Ed è aperto il confronto istituzionale sull’aggiornamento del PAN pesticidi e sulla definizione della nuova PAC 2021-2027: è quindi il momento di fare scelte chiare per ridurre drasticamente l’uso dei pesticidi e diffondere l’agricoltura biologica. Che cosa fare quindi?

Il modello agricolo del ‘900 si sta esaurendo a causa dell’enorme impatto ambientale che ha causato.

AGRICOLTURA TRADIZIONALE, MODELLO SUPERATO – Il modello agricolo del ‘900 (la cosiddetta rivoluzione verde: industrializzazione più chimica di sintesi) si sta esaurendo a causa dell’enorme impatto ambientale che ha generato: l’11% dei gas serra che stanno alzando la febbre del Pianeta proviene dai campi coltivati; l’allargarsi a dismisura di coltivazioni sta eliminando – a livello globale – boschi e foreste ed è una delle prime due cause di perdita di specie animali e vegetali. A dirlo non sono solo gli agricoltori biologici o gli ambientalisti ma anche la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che in passato ha sostenuto il modello agricolo industriale e che proprio nell’aprile 2018 ha dichiarato che la rivoluzione verde deve considerarsi esaurita a causa dell’impatto ambientale prodotto, a cui non è corrisposto il raggiungimento dell’obiettivo di sfamare il mondo e di garantire un reddito minimo agli agricoltori. La stessa FAO stima che il 40% delle terre coltivate intensivamente andranno perse entro il 2050 mentre quelle coltivate con il metodo biologico manterranno stabili i livelli di produttività perché più fertili e con più elevata biodiversità.

AGRICOLTURA BIOLOGICA, I VANTAGGI – Occorre passare a un sistema di incentivi che tenga conto dell’importanza dei servizi forniti dall’agricoltura biologica: suolo, acqua e aria puliti; assorbimento del carbonio atmosferico e quindi lotta al cambiamento climatico; difesa della biodiversità; conservazione dei suoli. Occorre passare dal pagare i modelli di produzione agricola e zootecnica inquinanti a sostenere quelli che forniscono cura dell’ambiente, del paesaggio e anche dell’occupazione (nel biologico il lavoro incide per circa il 30% in più sulla produzione lorda vendibile rispetto al convenzionale). Occorre dare luogo alle dichiarazioni di principio e investire con decisione in agricoltura pulita, passando dal 15,4% di superficie coltivata a bio in Italia a fine 2017 al 40% di campi biologici entro il 2027, a conclusione del periodo di programmazione della nuova PAC.

LA BATTAGLIA CONTRO L’INQUINAMENTO – È necessario vietare l’utilizzo dei prodotti chimici più dannosi – per esempio il glifosato – tanto per cominciare nei parchi e in special modo nelle aree protette dalle direttive europee, i siti Natura2000 e rimuoverlo da tutti i disciplinari di produzione che lo prevedono per escludere dai premi dei PSR chi ne fa uso. Attivare normative volte a prevenire il rischio di contaminazione accidentale con misure adeguate a carico di chi fa uso di prodotti chimici di sintesi nei terreni confinanti con quelli coltivati con il metodo biologico, applicando correttamente il principio “chi inquina paga”.

Cambia la Terra: Chi non inquina, non paghi!”. Oggi alla Camera è stato presentato il Rapporto Cambia la Terra 2018.

RAPPORTO CAMBIA LA TERRA 2018 – Queste le proposte alla politica scaturite dal Rapporto Cambia la Terra 2018 “Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il pianeta)” presentato oggi alla Camera dei Deputati a due mesi dalla sua pubblicazione da Maria Grazia Mammuccini, Ufficio di presidenza di FederBio e Daniela Sciarra, responsabile Filiere alimentari di Legambiente e discusso da Susanna Cenni e Filippo Gallinella, rispettivamente vicepresidente e presidente della Commissione Agricoltura della Camera assieme ai membri del comitato dei garanti di Cambia la Terra, un progetto voluto e promosso da FederBio, ISDE- Medici per l’Ambiente, Legambiente, WWF e Lipu.

Cambia la terra – No ai pesticidi, sì al biologico è un progetto di informazione e sensibilizzazione voluto da Federbio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF, con un comitato di garanti composto da alcune personalità del mondo dell’associazionismo e della ricerca. A sostenere il progetto, un gruppo di aziende del biologico: Aboca, Germinal Bio, NaturaSì, Pizzi Osvaldo, Probios e Rigoni di Asiago.

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