Carta riutilizzabile? Sì grazie!

Raggi ultravioletti e nanoparticelle, la carta del futuro si riutilizza più e più volte.

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Meno carta e meno inquinamento. Come combinare il desiderio di utilizzare meno risorse con quello di scrivere, stampare e condividere documenti su carta? Ci viene incontro la scienza e le sue fantascientifiche scoperte. Come quella di un tipo di carta riutilizzabile più e più volte. È quanto messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’università cinese Nanjing Tech, coordinato da Wei Huang e Qiang Zhao, secondo quanto riportato dalla rivista Nature, che hanno creato un innovativo mix di carta e inchiostri speciali, basata su nuove caratteristiche chimiche di entrambi i materiali.
La carta riscrivibile – che non stonerebbe nelle dotazioni di 007 – permette di stampare e cancellare messaggi invisibili che possono essere letti solo con la luce ultravioletta. Il risparmio è duplice: ambientale ed economico.
Per arrivare a questo importante risultato Qiang Zhao, Wei Huang e i loro colleghi hanno realizzato inchiostri costituiti da sali metallici disciolti in acqua e per ora disponibili in sette colori (a seconda dei sali utilizzati). La carta è composta da quattro strati, i due esterni sono protettivi e quelli interni sono imbevuti di molecole che, stimolate dal calore o da sostanze chimiche interagiscono con gli ossidi di metalli e ne fanno rompere i legami. I testi stampati possono essere conservati per oltre 6 mesi prima che i colori si deteriorino naturalmente e possono essere riscritti fino a otto volte prima che i colori inizino a sbiadire.

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SCRIVERE CON LE NANOPARTICELLE – Molti tentativi sono stati fatti negli anni per arrivare a un risultato soddisfacente. Ad esempio un altro team di chimici dell’Università della California aveva inventato un foglio di carta sul quale è possibile scrivere, cancellare e riscrivere per un totale di 80 volte. Il suo funzionamento si basa su un mix di nanoparticelle, materiali anche di un milionesimo di volte più sottili della sezione di un capello.

I LIMITI – Sarà questa la strada giusta da percorrere per arrivare a una riduzione del consumo di carta e dell’inquinamentoo ad esso collegato (come la rimozione degli inchiostri per il riciclo, la deforestazione ecc). Anche nell’era del digitale la carta continua a rimanere un punto di riferimento in molti settori sia lavorativi che per quanto riguarda, per esempio, i mass media.
Per ora i limiti di questo approccio sono legati a problemi di stabilità, limitata reversibilità, costi molto alti, tossicità e difficoltà di applicare il rivestimento necessario alle caratteristiche della carta ordinaria.
Ma la scienza procede velocemente verso l’applicazione pratica e quotidiana dei nuovi strumenti. Il nuovo rivestimento ad esempio consiste di due tipi di nanoparticelle, quelle del blu di Prussia (pigmento comune, non tossico e non particolarmente costoso) che perde colore quando sollecitato da elettroni, e quelle del biossido di titanio, un materiale fotocatalitico che accelera le reazioni chimiche quando sottoposto a luce solare.
Una volta stampata la carta mantiene la sua configurazione qualitativamente inalterata per 5 giorni, poi svanisce gradualmente. Questo – secondo i ricercatori – sarà un processo dai costi contenuti, quando sarà adottato su larga scala, anche perché economicamente competitivo rispetto alla carta convenzionale. E nel futuro la ricerca tecnologica si dirigerà sempre più verso l’applicazione pratica e di uso comune. A partire dalla costruzione di una stampante laser che lavori su questo nuovo tipo di carta, in modo da rendere possibile una stampa veloce, combinata alla sperimentazione di metodi per una stampa multicolore (e non solo in pigmenti di blu).

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