Fame nel mondo: la leva della diversa distribuzione agricola

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Buone notizie: si potrebbe ottenere cibo per 800 milioni di persone in più preservando le attuali modalità di produzione agricola, evitando pesanti investimenti in nuove tecnologie e utilizzando circa il 15% di risorse idriche in meno.
Questo scenario incoraggiante arriva dallo studio “Increased food production and reduced water use through optimized crop distribution” di un team di studiosi della Columbia University, del Politecnico di Milano e dell’University of California at Berkeley.
“L’analisi a scala mondiale da noi effettuata sulla distribuzione spaziale delle coltivazioni ha mostrato come la produzione agricola e il consumo idrico non siano ottimizzati – spiega Maria Cristina Rulli, che ha firmato lo studio per il Politecnico di Milano – I risultati mostrano come la redistribuzione colturale consenta in 42 paesi (molti dei quali soggetti a stress idrico come Australia, India, Messico, Marocco e Sudafrica) un risparmio di acqua di almeno il 20% rispetto a oggi, mentre in 63 Paesi, molti dei quali importatori di cibo (Etiopia, Iran, Kenya, Spagna e così via), un incremento di più del 20% nella produzione domestica di cibo”.
Nello studio è stata analizzata la distribuzione spaziale delle 14 principali colture edibili da cui deriva il 72% della produzione di alimenti, l’83% delle calorie e il 78% delle proteine vegetali.
Sono stati inoltre studiati scenari di cambiamento colturale con l’obiettivo di diminuire il consumo di risorsa idrica vincolati a una conservazione della produzione totale nell’area coltivata per contenuto calorico e proteico.
Insomma una per sconfiggere la fame del mondo potrebbe essere quella di coltivare meglio.

La Redazione

 

 

 

 

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