Fast fashion, 5 innovazioni per renderla più sostenibile

Dal dissolvimento del tessuto agli abiti realizzati con le alghe, diamo un'occhiata ai progetti in lizza per il premio Global Change, che sarà assegnato il 21 marzo.

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Fast fashion, ovvero moda pronta, ispirata all’alta moda ma venduta a costi molto contenuti, spesso usa e getta. Vi sono modi per renderla più sostenibile ed ecco qui cinque innovazioni che potrebbero aiutare a impattare meno sull’ambiente ed è ciò che si cerca di fare attraverso l’assegnazione del Global Change che sarà assegnato il prossimo 21 marzo (grazie ai voti online). Dal dissolvimento del tessuto agli abiti realizzati con le alghe, i vincitori del premio annuale stanno cercando di tracciare una nuova strada per un settore della moda che è troppo concentrato sull’abbigliamento monouso. Un esempio? Pensiamo a una maglietta o un vestito realizzati con un nuovo tipo di filo che, una volta riscaldato a una certa temperatura (266 gradi, abbastanza calda per fondere alcuni tipi di plastica), si dissolverà, facendo cadere cerniere e bottoni, il tessuto potrà essere utilizzato ancora. Questo è un passo avanti nel rendere l’abbigliamento più riciclabile: in questo momento, ‘smontare’ un capo è così laborioso che accade raramente e si preferisce buttarlo via.

IL PROBLEMA – L’industria della fast fashion, dove i rivenditori possono realizzare nuovi cicli di abbigliamento ogni settimana, invece che ogni stagione, e pagare così poco che i consumatori non si sentono in alcun modo dispiaciuti nel buttare via vestiti quasi nuovi, è chiaramente una delle ragioni per cui i rifiuti di abbigliamento sta crescendo. Ma in teoria, anche la fast fashion potrebbe essere sostenibile dal punto di vista ambientale se fosse realizzata in modo diverso.

Smart Stitch, il filo che si dissolve quando riscaldato.

SMART STITCH – Il filo descritto, chiamato Smart Stitch, è uno dei cinque progetti della che ha superato la prima fase del Global Change Award 2018, una competizione sponsorizzata dal braccio filantropico dell’impero svedese della fast fashion H&M, che mira ad aiutare l’industria della moda a passare dallo standard di modello lineare – in cui i vestiti finiscono spesso nella discarica – a un modello circolare, dove i materiali possono essere riutilizzati o compostati. Sarà una votazione online attualmente in corso a decidere quale dei vincitori riceverà il premio di un milione di euro.

Con Crop-A-Porter i tessuti sono realizzati con bucce di ananas e banana.

CROP-A-PORTER – Altro progetto selezionato tra i 5 in lizza per la vittoria, rende il tessuto senza sprechi. Dopo che gli agricoltori raccolgono ananas o banane, i rifiuti vengono generalmente bruciati o lasciati marcire sul terreno, emettendo gas serra. Il nuovo processo, che estrae la cellulosa dai rifiuti per creare nuove fibre e tessuti, trasforma le bucce in una nuova fonte di reddito per gli agricoltori. Gli abiti realizzati con il tessuto possono essere compostati.

Algae Apparel, tessuti realizzati e tinti con le alghe.

ALGAE APPAREL – Un altro concetto di abbigliamento compostabile, chiamato Algae Apparel, raccoglie le alghe – che possono essere coltivate senza l’impatto ambientale di un raccolto come il cotone – e trasforma parte delle alghe in fibra, e abbatte un’altra parte delle alghe in una polvere che può essere usata per tingere i vestiti. (I progettisti affermano anche che poiché le alghe contengono antiossidanti, è utile indossare vicino alla pelle.)

Fungi Fashion crea tessuti fatti col micelio del fungo, facilmente compostabili.

FUNGI FASHION – Questo progetto usa il micelio, la parte filiforme di un fungo, per coltivare i vestiti. Il micelio inizia la vita in grandi piatti di Petri, e poi viene trasferito in uno stampo, dove cresce nella forma di un indumento. Senza dover tagliare e cucire il tessuto, non c’è spreco di materiale. La durabilità potrebbe essere una sfida per i designer: è difficile immaginare un fungo che sopravvive nel bucato, ma se l’abbigliamento si consuma, può essere compostato o seppellito nel terreno.

The Regenerator abbatte il poliestere lasciando inalterato il cotone che può essere riutilizzato.

THE REGENERATOR – Per aiutare chi ancora utilizza tessuti più convenzionali, un altro team ha creato The Regenerator, un processo che utilizza una sostanza chimica delicata per abbattere il tessuto misto cotone-poliestere in modo che possa essere riutilizzato. Il processo rompe il poliestere, lasciando intatto il cotone.

In prospettiva, ognuna di queste cinque soluzioni potrebbe avere un impatto significativo sul crescente problema dei rifiuti di abbigliamento. Nei soli Stati Uniti, in circa due decenni, la quantità di vestiti buttati via ogni anno è raddoppiata da 7 milioni di tonnellate a 14 milioni di tonnellate. Entro il 2030, con l’aumento della popolazione globale del 16%, una stima suggerisce che il consumo di abbigliamento aumenterà del 65%, in quanto 3 miliardi di persone entreranno nella classe media globale. “Dobbiamo trovare un modo in cui tutta la moda – sia veloce sia lenta – operi entro i confini planetari e abbia un impatto positivo anziché negativo. L’ideale sarebbe la fast fashion che indossi e poi la lasci a terra e si decompone molto rapidamente” afferma Erik Bang, responsabile dell’innovazione per H&M Foundation. Questo è il terzo anno in cui la fondazione ha sponsorizzato la competizione. Ogni anno, concede sovvenzioni per un totale di 1 milione di euro ai cinque vincitori, e poi porta le startup attraverso un acceleratore di un anno a Stoccolma, New York City e Shanghai. “Abbiamo ancora molta strada da fare e abbiamo bisogno di notevoli quantità di innovazione in tutta la filiera. Detto questo, siamo ottimisti“, dice. “Sono in arrivo molte innovazioni davvero incoraggianti ed entusiasmanti“.

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