Göteborg, lezioni di riscaldamento domestico

Il 74% di Göteborg usa il calore recuperato da impianti di incenerimento e stabilimenti industriali.

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Göteborg è capofila nel settore del riscaldamento urbano. Oggi la Svezia è all’avanguardia nella lotta contro l’inquinamento. E non è merito solamente del governo. L’establishment imprenditoriale svedese è in prima linea nella battaglia ambientale, smentendo il pregiudizio secondo cui l’ecologia è incompatibile con la crescita economicaLo smaltimento dei rifiuti organici viene affrontato in modo da utilizzarli come biomasse per produrre elettricità e riscaldamento. Questa pratica, molto comune in Svezia, consiste nel convogliare tutti gli scarichi domestici in enormi cisterne nel sottosuolo dove, una volta trattati e trasformati in liquami, vanno a formare il biogas, riutilizzato nelle cucine dei medesimi edifici. I restanti rifiuti non riciclabili vengono inceneriti, e attraverso questo sistema la produzione di calore copre, in alcuni casi, il 74% del riscaldamento domestico

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RIFIUTI, COSA FANNO – Hammarby Sjostad è un esempio di quartiere eco friendly, a Stoccolma. Qui si è messo a punto un sistema di gestione dei rifiuti così raffinato, coerente e radicale che parte dalla raccolta differenziata e arriva alla termovalorizzazione e al recupero dei liquami domestici, da diventare energicamente autonomo. Lo smaltimento dei rifiuti organici viene affrontato in modo da utilizzarli come biomasse per produrre elettricità e riscaldamento. 

GÖTEBORG – Seconda città della Svezia e capitale industriale, secondo un recente rapporto del Parlamento è “capofila nel settore del riscaldamento urbano”. A Göteborg, dove le caldaie non sono individuali ma di quartiere, il riscaldamento della città si fonda al 74% sul calore recuperato da impianti di incenerimento e stabilimenti industriali. Il 18% proviene da fonti rinnovabili, e appena l’8% da combustibili fossili, principalmente gas e petrolio. Nel 1987, l’allora ministro svedese per l’Ambiente Birgitta Dahl, definiva Göteborg «l’anticamera dell’inferno», riferendosi al panorama industriale e all’aria inquinata. Da allora la città è riuscita a ridurre le emissioni di diossido di carbonio del 50%, quelle di ossido di azoto del 90% e quelle di anidride solforosa del 100%.

IL RUOLO DELL’INDUSTRIA – Secondo un’intervista pubblicata su IlSole24Ore, il sistema di riscaldamento della città si basa su caldaie di quartiere che hanno visto la luce nel dopoguerra. Nel 1972 fu costruito in periferia un primo inceneritore. L’impianto è oggi rifornito dal calore generato da stabilimenti industriali, raffinerie petrolifere, inceneritori e la combustione di carburanti biologici. L’acqua è riscaldata e poi distribuita da una rete di condutture. Negli edifici, uno scambiatore di calore garantisce il riscaldamento degli appartamenti e rifornisce bagni e cucine di acqua calda. Una volta che l’acqua si è raffreddata, questa viene rimandata alla caldaia dove tornerà a essere riscaldata. Nel 1970, la rete del sistema comunale di riscaldamento era lunga poco più di 100 chilometri. Oggi l’impianto ha una estensione di oltre 1.300 chilometri, con un dislivello di 280 metri.

L’INTERVENTO DELLO STATO – Questo sviluppo è stato possibile grazie agli investimenti pubblici. “Solo lo Stato può impegnarsi in progetti così ambiziosi che richiedono tempo prima di generare un ritorno sull’investimento”, ha spiegato al Sole24Ore il sindaco Ulf Kamne. L’impianto è registrato nel bilancio comunale a un valore di 4,6 miliardi di corone (460 milioni di euro). Cecilia Erdalen, portavoce di Göteborg Energi, calcola che il risparmio in termini di petrolio, gas ed elettricità è di 2,0 miliardi di corone all’anno (200 milioni di euro).

IL FUTURO – Entro il 2030 Göteborg vuole dipendere solo da fonti rinnovabili di energia. Peraltro, il Parlamento svedese ha approvato una legge nel giugno 2017 secondo la quale il Paese non dovrà avere più alcun gas nocivo nell’aria entro il 2045. Da qui ad allora, gli svedesi saranno chiamati a estrarre diossido di carbonio dall’atmosfera. Mentre in molti Paesi europei e negli Stati Uniti, l’industria protesta contro obiettivi ambientali troppo ambiziosi, sbandierando il rischio di perdere posti di lavoro o di rallentare l’economia, l’establishment imprenditoriale di Göteborg è favorevole a una lotta determinata contro l’inquinamento.

OBBLIGAZIONI ECOLOGICHE – Göteborg è stata la prima città al mondo a emettere obbligazioni ecologiche per finanziare progetti sostenibili. Oggi la produzione di gas nocivi è di circa 8 tonnellate per persona l’anno. Entro il 2050 sarà di 2 tonnellate per persona l’anno. E molte società hanno obiettivi più ambiziosi della stessa classe politica o delle stesse associazioni imprenditoriali.

LA RIVOLUZIONE ENERGETICA – Le imprese svedesi vedono nella lotta contro l’inquinamento delle opportunità economiche e stanno continuamente sviluppando nuovi prodotti e servizi. A sorpresa, i costi della rivoluzione energetica svedese non si ripercuotono (troppo) sulle bollette elettriche. Ma fino a quando? Oggi il 98% dei rifiuti viene riciclato e solo il 47% della spazzatura viene bruciato per riscaldare case e uffici. Paradossalmente il successo di Göteborg nel ridurre e riciclare i rifiuti porrà un problema di lungo termine alla città, che progressivamente vedrà diminuire la materia prima che permette agli inceneritori di generare calore. La città sta quindi lavorando ad altre fonti di energia, guardando in particolare al solare.

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