Greenpeace, nuova petizione per fermare la “superstrada del petrolio” in Canada.

Greenpeace, al via la nuova raccolta firme con la domanda: "La tua banca finanzia il petrolio?". A rischio 150 popolazioni indigene e la fauna marina.

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Greenpeace raccoglie firme per salvare la fauna marina. In Canada vogliono costruire una vera e propria “superstrada del petrolio”: chilometri e chilometri di tubi che attraverseranno il Paese per portare il petrolio delle sabbie bituminose dall’entroterra al mare e poter quindi essere esportato. Un mega progetto petrolifero che può contare su un esercito di 12 banche pronte a finanziarlo: JP Morgan Chase, Citibank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Barclays, Bank of Tokyo Mitsubishi, BBVA, Credit Agricole, Mizuho, Royal Bank of Canada, Toronto Dominion, e Wells Fargo. L’obiettivo di Greenpeace è fermare queste banche attraverso una raccolta mondiale di firme. Non mancano le contestazioni a Justin Trudeau. Lo scorso marzo il primo ministro canadese “ecologista” è stato duramente contestato da migliaia di manifestanti, che avevano marciato a Vancouver nella più grande manifestazione indigena contro l’approvazione da parte sua del progetto.

COSA C’È A RISCHIO – Le banche finanziano, ma chi paga per questo business? Il clima, i territori che verranno distrutti per costruire tubi chilometrici, comunità locali che vivranno con il costante rischio di perdite degli impianti e la fauna marina che sarà messa a rischio dal continuo passaggio delle navi. Ogni giorno un numero imprecisato di petroliere trasporterà il greggio attraversando la tratta dal Mare di Stalish a sud di Vancouver dove vivono gli ultimi 76 esemplari della popolazione di orche meridionali, già a rischio di estinzione. Questo traffico per loro potrebbe essere fatale.

 

I petrolieri vogliono difendere solo i loro sporchi affari, noi vogliamo proteggere il mare, il clima il territorio e i suoi abitanti. 

I MOTIVI PER OPPORSI AL PROGETTO – Secondo Greenpeace, ci sono infinite ragioni per opporsi a questo progetto. Le perdite degli oleodotti sono un rischio concreto e si verificano con frequenza. Basti pensare che l’oleodotto costruito recentemente in Dakota, negli USA, in pochi mesi è già stato soggetto a 4 diverse perdite. Se questo nuovo oleodotto in Canada dovesse essere realizzato, in caso di perdite e sversamenti consistenti 17 milioni di persone rischierebbero di non avere accesso all’acqua potabile. Ecco il link per FIRMARE LA PETIZIONE per chiedere all’esercito alle 12 banche di non finanziare nuovi oleodotti in Canada. 

STOP AGLI OLEODOTTI – Gli oleodotti sono una minaccia per le comunità locali e un pericolo serio per l’ambiente e non solo perché il petrolio è nemico del clima: il rischio di contaminazione delle falde acquifere è elevato e la minaccia all’ecosistema marino è concreta. Per lo sfruttamento commerciale del petrolio estratto dalle sabbie bituminose, servono oleodotti che lo trasportino fino al mare per la sua esportazione. Le perdite degli oleodotti sono una minaccia costante: non si tratta di stabilire “se”, ma “quando” gli oleodotti contamineranno le falde.

PETROLIERI CONTRO GREENPEACE – “I petrolieri vogliono fare il loro sporco comodo mettendo a tacere il dissenso, ma l’ondata di resistenza sta crescendo” spiega Greenpeace attraverso il comunicato. “Ci hanno risposto con intimidazioni, procedimenti legali e compagnie di sicurezza privata assunte per spaventare chi è in disaccordo“. Per esempio, Energy Transfer Partners, la compagnia che si è occupata della costruzione della DAPL negli Stati Uniti, sta tentando di mettere a tacere Greenpeace e altri con una causa da 900 milioni di dollari.

L’OBIETTIVO DI GREENPEACE – “Vogliamo che ai petrolieri manchino i fondi per finanziare questo scempio. Mentre alcune banche stanno già abbandonando gli investimenti sulle sabbie bituminose, gli oleodotti e la Energy Transfer Partners, queste dodici banche è finanziariamente coinvolta in alcuni progetti.2

Più saranno le persone che chiedono alle banche di non finanziare gli oleodotti, più facile sarà far pendere la bilancia a sfavore di questi progetti tossici e fermarli una volta per tutte.

COSA DICE JUSTIN TRUDEAU – Lo scorso marzo il primo ministro canadese “ecologista” è stato duramente contestato da migliaia di manifestanti, che avevano marciato a Vancouver nella più grande manifestazione indigena contro l’approvazione da parte sua del progetto del mega-oleodotto delle sabbie bituminose. Come ha riportato Greenreport, durante la manifestazione, che si è svolta vicino a un impianto della multinazionale texana Kinder Morgan a Burnaby, nella British Columbia, i manifestanti innalzavano cartelli sui quali era scritto: “L’acqua è vita” e che mettevano in dubbio l’impegno di Trudeau a salvaguardare davvero l’ambiente canadese. La delusione tra i manifestanti, in gran parte elettori del leader liberaldemocratico canadese era palpabile e ben riassunta nel cartello “Justin: questa non è leadership ambientale – questo è spericolato!”, mente un altro più tranchant accusava Trudeau di andare a letto con Kinder Morgan.

KINDER MORGAN – La compagnia petrolifera texana ha già iniziato i preparativi per estendere l’oleodotto Trans Mountain, approvato da Trudeau alla fine del 2016, che dovrebbe trasportare il greggio delle sabbie bituminose dell’Alberta – considerato il più sporco del mondo –  fino al terminal a Burnaby, da dove le petroliere lo trasporterebbero all’isola di San Juan, nello Stato Usa di Washington e nei Paesi dell’Oceano Pacifico. I sostenitori del progetto dicono che farebbe aumentare drasticamente le esportazioni di petrolio del Canada.

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