Insetti verso l’estinzione entro un secolo, la natura rischia la catastrofe

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Insetti, la popolazione mondiale di animali a sei zampe sta precipitando verso l’estinzione, minacciando un “catastrofico collasso degli ecosistemi della natura”, secondo una revisione globale di 73 studi storici contenuta in una ricerca pubblicata sulla rivista Biological Conservation e portata alla ribalta da The Guardian. L’allarme degli esperti: tra 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più. Una minaccia reale per gli ecosistemi. Oltre il 40% delle specie di insetti nel mondo rischia di estinguersi nelle prossime decadi, secondo la ricerca – riportata dal Guardian – che indica una riduzione al ritmo del 2,5% all’anno, secondo le più ottimistiche stime disponibili. Il tasso di estinzione è otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. Anni fa, durante un viaggio in auto, era comune notare insetti che impattavano contro il parabrezza. D’estate, soprattutto in campagna, era normale ritrovarsi circondati da nubi di moscerini, così come ascoltare i grilli o vedere una farfalla durante una passeggiata. Oggi, tutto questo, rischia di diventare un ricordo.

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LO STUDIO – La nuova indagine, che indica un collasso imminente, si basa su 73 fra i principali studi al mondo fatti su diverse specie di insetti. Le farfalle e le falene sono fra le più colpite. Le sole farfalle sono scomparse in diverse aree del mondo e in Inghilterra, in aree coltivate, la loro diffusione è diminuita del 60%. Cifre allarmanti anche per api, coleotteri, mosche, formiche, grilli. Nel dettaglio, la ricerca indica che negli ecosistemi terrestri, oltre ai lepidotteri, gli imenotteri e gli scarabei stercorari sembrano essere i più colpiti, mentre i più minacciati fra gli insetti acquatici sono Odonati, Plecotteri, Trichotteri ed Epemerotteri, che hanno già perso una parte considerevole delle specie.

LE CAUSE – Fra le cause principali di declino delle specie, la ricerca indica la perdita dell’habitat e la conversione all’agricoltura intensiva e all’urbanizzazione; inquinamento, principalmente da pesticidi e fertilizzanti sintetici; fattori biologici, inclusi agenti patogeni e specie introdotte; cambiamento climatico. Già con le api, insetti impollinatori tanto preziosi quanto fondamentali, era stato lanciato un drammatico allarme. L’agricoltura intensiva ha portato all’abbattimento di alberi, arbusti, cespugli e all’aumento di pesticidi o sostanze sintetiche: i danni effettuati ora si stanno allargando perfino ad aree vicine protette dove si registrano forti diminuzioni di queste “piccole creature che governano il mondo” per la loro “importanza”, suggeriscono i ricercatori. Studiosi che indicano la necessità di un immediato cambio di rotta nel nostro modo di coltivare e produrre cibo. Per i ricercatori però è chiara la connessione fra agricoltura e coltivazioni e presenza degli insetti: “A meno che non cambiamo i nostri modi di produrre cibo, gli insetti nel loro insieme percorreranno il sentiero dell’estinzione in pochi decenni” scrivono. “Le ripercussioni che questo avrà per gli ecosistemi del pianeta sono a dir poco catastrofiche“. L’agricoltura intensiva e l’uso dei pesticidi sono gli imputati numero uno nella perdita di questi esseri viventi, ai quali vanno aggiunti effetti del global warming e urbanizzazione. “Se le perdite di specie di insetti non possono essere fermate, questo avrà conseguenze catastrofiche sia per gli ecosistemi del pianeta che per la sopravvivenza dell’umanità” spiegano i due co-autori principali dello studio, Francisco Sánchez-Bayo dell’università di Sydney e Kris Wyckhuys dell’Accademia cinese delle scienze agrarie di Pechino.

POSSIBILI SOLUZIONI ALLA SESTA ESTINZIONE DI MASSA – Il pianeta è all’inizio della sesta estinzione di massa della storia, con enormi perdite già segnalate negli animali più grandi che sono più facili da studiare. Ma gli insetti sono di gran lunga gli animali più svariati e abbondanti, che superano l’umanità di 17 volte. I ricercatori suggeriscono, quindi, “un ripensamento urgente delle attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica, per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani“. S


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