Jean Paul Gaultier dice addio alle pellicce

Lo stilista si accoda a una serie di celebrità no fur. Scelta etica cruelty-free o è solo l'ennesima azione cosmetica che cela una strategia di marketing?

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Jean Paul Gaultier si converte al no fur, dicendo addio per sempre all’uso di pellicce nelle sue collezioni. Ed è in buona compagnia: dopo Gucci (che ha lanciato un portale di moda di lusso sostenibile), Furla, Coach, Maison Margiela, Versace, Michael Kors, Jimmy Choo, Giorgio Armani, Diane von Fustenberg  – solo per citare qualche nome, oltre a pioniere come Stella McCartney e Vivienne Westwood – ora è l’eclettico stilista francesa dire stop all’uso di pelliccia animale. Nonostante il plauso delle associazioni animaliste che da anni si battono per il “no” all’uso di pellicce – trovando ampio riscontro in città come San Francisco che ne ha vietato la vendita – il dubbio resta: la scelta di Gaultier è spinta dall’amore per gli animali da pelliccia o è solo una strategia di marketing? Noi di Pure Green ne abbiamo già parlato in un articolo, sottolineando come la moda etica in realtà sia, il più delle volte, solo una forma di business.

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PERCHÈ NO A PELLICCE E Sì A PELLAMI? – L’enfant terrible dalla couture francese ha annunciato la novità no fur durante un’intervista tv, sottolineando come i metodi di uccisione degli animali siano “assolutamente deplorevoli”. Aggiungendo poi: “È vero che la pelliccia animale è più sensuale di quella sintetica. È brutto da dire. Ma si possono trovare altri modi per scaldarsi”. la domanda che sorge spontanea è dunque: ma gli animali che forniscono tutti gli altri pellami (soprattutto bovini, ma anche cavalli, rettili) non soffrono? Perché rinunciare solo agli inserti in pelliccia e non a tutto l’uso di pelle, magari gradualmente, puntando a una ricerca veramente etica di materiali innovativi, come quella ricava dalla buccia di mela o da quella dell’uva?

PELLAMI DAVVERO VEGETALI – L’italiana GreenEvo9 è una piattaforma per la promozione e vendita di complementi per l’arredo realizzati in A9, Applenine™ eco-pelle vegetale ad alta sostenibilità e affidabilità. Il 100% del progetto, design sviluppo e produzione sono rigorosamente made in Italy, utilizzando derivati di mela prodotti in Alto Adige. La prima pelle ad alta sostenibilità, poiché la missione dichiarata dell’azienda è rispettare e difendere ogni forma di vita. Vi è anche la pelle ricavata dai semi e dalle bucce dell’uva scartati durante la produzione del vino. Il biomateriale è a marchio Vegea, start-up insediata presso Progetto Manifatturaincubatore clean tech di Trentino Sviluppo e polo dell’economia circolare – che ha affidato alla direzione creativa dell’eco-designer Tiziano Guardini la realizzazione di una collezione composta di abiti, borse e scarpe.

LA BATTAGLIA DI PETA – La svolta eco-friendly di Jean Paul Gaultier è stata apprezzata da parte delle associazioni animaliste. PETA l’ha definita “un segno dei tempi, puntualizzando attraverso le pagine del suo sito: “Jean Paul Gaultier è l’ultimo designer a sbarazzarsi della pelliccia animale […] Questa eccellente notizia segue anni di pressioni da parte di PETA e dei suoi affiliati, tra cui l’interruzione di una delle sfilate del designer nel 2002 da parte di un attivista che protesta contro il suo uso della pelliccia e l’irruzione di attivisti in lei Boutique di Parigi nel 2006, guidata dal fondatore della PETA, Ingrid Newkirk”.

La moda etica e sostenibile è senza dubbio uno dei temi più attuali del fashion system. Non resta che chiedersi quali saranno le prossime griffe a coglierlo e soprattutto quando davvero avverrà la svolta etica che in molti si aspettano. E soprattutto, ai millennial le pellicce piacciono?

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