Maker Faire Rome, i protagonisti dell’economia circolare

Dalle turbine del mare alla band di strumenti riciclati, il futuro dell'innovazione di scena a Roma è la salvaguardia dell'ecosistema.

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Maker Faire Rome è il più grande evento d’Europa focalizzato sull’innovazione “dal basso”, quella autoprodotta da studenti, ricercatori, appassionati, professionisti anche al di fuori dei laboratori e delle organizzazioni strutturate. E ancora una volta è stata un’occasione unica di incontro con inventori e innovatori da tutta Italia e dal mondo, con grande attenzione all’economia circolare. Al Padiglione 6 Circular Eni dal 12 al 14 ottobre hanno fatto la spola rappresentanti di consorzi di riciclo tra i più diversi, dalla carta alle batterie di piombo, ricercatori (perché l’economia circolare si fa con lo sviluppo tecnologico), docenti di economia, ma soprattutto progetti innovativi, come la startup che fa prodotti per l’isolamento termoacustico e per la pavimentazione bio-compatibile di interni ed esterni. E con il 100% di materiali riciclati. Perché è bene ricordarlo: non c’è economia circolare senza innovazione tecnologica. Né ricerca.

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COS’È – Maker Faire Rome è il più importante spettacolo al mondo sull’innovazione, nonché la celebrazione del movimento maker, di quella cultura che permette alla scienza e all’innovazione di cambiare in meglio la vita, a volte anche solo partendo da un’intuizione o da un bisogno personale, e di rivoluzionare un intero settore. MAKER FAIRE è nato nel 2006 nella zona di Bay Area di San Francisco come un progetto della rivista Make: magazine. Da allora è cresciuto in una grande rete mondiale di eventi di punta e di eventi indipendenti. Robotica e Intelligenza Artificiale, Esplorazione Spaziale, Economia Circolare, Manufattura Digitale, Agricoltura e cibo del Futuro, Salute e Benessere i temi protagonisti di questa sesta edizione andata in scena dal 12 al 14 ottobre.

Syndial è una società di Eni che fornisce un servizio integrato nel campo del risanamento ambientale.

LA BONIFICA CIRCOLARE – Francesco Misuraca, direttore delle operations di Syndial, società di ENI e che si occupa di risanamento ambientale ha spiegato: “Le bonifica? Non è il fine ultimo, ma un modo per valorizzare e recuperare le aree e fare economia circolare“. Un esempio su tutti, il progetto di recupero di un terreno di 26 ettari a Ravenna dove c’è il progetto di un impianto fotovoltaico da 7 megawatt, di un centro tecnologico per le bonifiche che consentirà sperimentazioni su biopile e phytoremediation, una piattaforma ambientale e il primo impianto di produzione di bio-olio dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (chiamato FORSU).

LE TURBINE IN MARE – Francesco Salvatore, ricercatore del CNR – Istituto di Ingegneria del Mare, ha parlato del Centro Nazionale delle Ricerche, che ha costruito vicino Roma Sabella d10, una turbina marina, ora installata in Bretagna, che non inquina perché usa oli biologici per la lubrificazione, non dà fastidio alla vista perché sta nei fondali e produce energia dalle correnti. “È il futuro, – spiega l’ingegnere – produciamo direttamente l’energia là,” non più una centrale diesel unica, ma tanti produttori di energia, dal mare però.

Vytreum, della startup Reco2, è uno dei migliori prodotti del settore per rapporto qualità/prezzo.

CON RECO2, STOP ALLE GOMME – Sono in quattro, hanno un’età media di 26 anni, vengono dal frusinate e guidano una startup di bioedilizia circolare che si chiama Reco2. Il progetto realizza prodotti per l’isolamento termoacustico e per la pavimentazione bio-compatibile di interni ed esterni, lo fa con il 100% di materiali riciclati (vetro, scarti di acciaieria e altri materiali) e con un processo produttivo che permette di ridurre dell’80% i costi di produzione e il 90% di emissioni CO2. L’idea è venuta a uno dei quattro ragazzi: la vista di una spianata di pneumatici usati lo ha molto colpiti. E ha pensato di chiamare a raccolta altri talenti. Hanno già meritato numerosi riconoscimenti.

WASTE TO FUEL – L’idea? Partire da un rifiuto e trasformarlo in risorsa. Una tecnologia che permette di valorizzare i rifiuti e trasformarli in energia e in un biocarburante di seconda generazione. I rifiuti vengono trasformati in bio-olio che viene usato infatti nella produzione di energia elettrica o come componente per produrre bio-fuel per le automobili o per il trasporto marittimo. L’ha spiegato Andrea Bernardi, manager progetti rinnovabili e ambiente di ENI: “Partiamo dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (l’umido, che ha il 70% di acqua), trattiamo i rifiuti e ne tiriamo fuori acqua, 15% di olio idoneo per essere utilizzato come carburante, un residuo di gas, una frazione di ceneri. Cerchiamo di recuperare il recuperabile di materiali che altrimenti sarebbero destinati al compostaggio. È un processo frutto di 6 anni di ricerche dei nostri laboratori – ha sottolineato – che si sta sperimentando a Gela.

È ora che si cambi sistema. La Terra non ce la fa più. Chiediamo sempre più energia e a furia di chiedere combustibili fossili stiamo inquinando tutto. Ma nessuno ha intenzione di intaccare i propri livelli di benessere” ha detto Andrea Bernardi, manager progetti rinnovabili e ambiente di ENI.

BIOECONOMIA E ECONOMIA CIRCOLARE – Carlo Alberto Pratesi, professore di Economia all’Università Roma, ha sottolineato come in fatto di economia circolare “il vero collo di bottiglia sono i consumatori, se non si sentono predisposti al cambiamento non si va da nessuna parte“. Un esempio? I dati di vendita delle bottiglie in un anno a Esselunga: 1 miliardo. PierGiuseppe Morone, professore di politica economica presso Unitelma Sapienza ha sottolineato come “La bioeconomia è un sistema economico in cui si produce con le biomasse e che ha come auspicio la sostituzione dei carburanti fossili. bioeconomia ed economia circolare sono intrecciati e la prima avrà successo se sarà genuinamente circolare”. Per Morone siamo in una fase di transizione socio-tecnologica complessa che non deve essere a discapito del benessere, e ha sottolineato che “per far sì che il nuovo modello abbia successo servono anche meccanismi di comunicazione, come quelli della Maker Faire“.

La Gaudats Junk Band utilizza esclusivamente strumenti realizzati con materiali di recupero.

GAUDATS JUNK BAND – Una band di economia circolare. Sono 9 musicisti provenienti da Capannori, in provincia di Lucca, e utilizzano strumenti musicali da materiale di scarto: così hanno creato un banjo, un tubofono, un basso e tante percussioni, con cui hanno aperto l’edizione 2018 di Maker Faire Rome. E sono stati anche i protagonisti al Circular ENI, dove hanno attirato tante persone con la loro musica. Tra un dibattito e l’altro.

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