Monsanto Roundup, la Corte Federale californiana collega il diserbante all’insorgenza di tumori

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Monsanto Roundup, il 19 marzo la Corte federale di San Francisco ha stabilito che l’uso prolungato dell’erbicida a base di glifosato, prodotto dalla Monsanto, è stato uno dei fattori determinanti dell’insorgere del linfoma non-Hodgkin in Edwin Hardeman, settantenne californiano. Si tratta della seconda sconfitta in tribunale per l’azienda di biotecnologie agrarie: lo scorso agosto, sempre il California, un tribunale aveva condannato la Monsanto a risarcire con 289 milioni di dollari, poi ridotti a 78,5 milioni in appello, il giardiniere scolastico Dewayne “Lee” Johnson cui era stato diagnosticato lo stesso tipo di linfoma. Gli avvocati di Hardeman hanno presentato prove secondo cui Bayer avrebbe influenzato scienziati, politici e consumatori sulla sicurezza dei suoi prodotti nonostante i rischi a essi legati. Dopo la diffusione della sentenza il valore del titolo di Bayer è sceso quasi del 12 per cento alla borsa di Francoforte. La decisione apre ora la strada al processo per l’accertamento delle responsabilità e l’eventuale indennizzo, e soprattutto potrebbe rappresentare un precedente giudiziario per le numerose cause contro la Monsanto negli Stati Uniti e non solo.

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IL PLAUSO DELL’ACCUSA – “Ora possiamo concentrarci sulla presentazione delle prove che la Monsanto non abbia assunto le proprie responsabilità né un approccio oggettivo nel chiarire se il Roundup fosse sicuro o no – hanno dichiarato Aimee Wagstaff e Jennifer Moore, legali di Edwin Hardeman, che tra il 1980 e il 2012, quando gli fu diagnosticato il cancro, ha usato regolarmente il pesticida nella sua proprietà di Sonoma County, in California. “Dalle azioni della Monsanto, invece, risulta chiaro che l’azienda non è particolarmente interessata a capire se i propri prodotti causano tumori alla gente che li utilizza e che, piuttosto, sono concentrati a manipolare l’opinione pubblica e a sabotare coloro che legittimamente si preoccupano per la questione“.

BAYER-MONSANTO NON CI STALa Bayer, che ha acquisito recentemente la Monsanto, ha manifestato il proprio disappunto riguardo la sentenza della giuria californiana: “Speriamo che le prove che presenteremo nella seconda fase del processo dimostreranno come la linea di condotta della Monsanto sia stata corretta e che la compagnia non sia responsabile del cancro del signor Hardeman“, si legge in un comunicato della multinazionale biochimica. Monsanto prima e Bayer dopo hanno sempre negato che il glifosato, la sostanza chimica alla base del Roundup, abbia effetti cancerogeni.

ROUNDUP MONSANTO – È stato il primo erbicida a base di glifosato a essere commercializzato ed è tuttora il più usato nel mondo: il suo uso è approvato in 130 paesi su più di cento colture diverse. Fino al 2001 Monsanto ne deteneva il brevetto di produzione, ma da quando è scaduta l’esclusiva la sostanza è stata utilizzata da numerose altre aziende, facendola diventare la più usata negli erbicidi venduti in Europa. Monsanto ha sempre sostenuto che usare Roundup sia sicuro e non causi tumori.

IL GLIFOSATO E LA LEGGE – Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inserì il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. La decisione seguì uno studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha catalogato il glifosato come probabilmente cancerogeno (IARC) secondo cui è probabile che il glifosato sia cancerogeno, nonostante non sia provato, mentre l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti ne ha concesso l’impiego. Nel 2017 l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) aveva deciso di non classificare il glifosato come sostanza cancerogena perché riteneva che non ci fossero abbastanza prove per sostenerlo. In Europa, l’uso di pesticidi a base di glifosato è stato prolungato nel 2017 per altri 5 anni (fino a dicembre 2022) in attesa di completare gli studi scientifici a riguardo.

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