Ocean Cleanup: “Per ripulire la plastica dagli oceani studiamo il problema a fondo”.

0 453

The Ocean Cleanup crede fermamente che non sia possibile risolvere un problema se non lo si comprende fino in fondo. Per questo motivo, fin dall’inizio il team, guidato dal giovanissimo Boyan Slat, ha dedicato molto impegno alla ricerca su tutto ciò che riguarda l’inquinamento plastico per riuscire a trovare il miglior insieme di soluzioni. Questo lavoro è proseguito parallelamente allo sviluppo e all’implementazione della loro tecnologia di pulizia, sfociata nei celebri “pac-man mangia plastica“. Grazie alla ricerca portata avanti, The Ocean Cleanup si è accorto dell’esistenza di uno squilibrio tra la quantità di plastica che finisce nell’oceano e la quantità di quella che stanno trovando a galla, sulla superficie. Si stima che ogni anno diversi milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscano negli oceani. Alcuni tipi di plastica affondano sui fondali o vengono gettati dalle onde sulla riva, mentre altri, galleggianti, seguono le rotte oceaniche. Una volta lì, si accumulano, formano vere e proprie isole di plastica e alla fine si scompongono in micro e nano-plastica. Viene quindi da chiedersi: quanta plastica rimane in superficie e quanta finisce sui fondali? Quanto è profonda la plastica nella colonna d’acqua? Quanta plastica rimasta in superficie si perde durante il trasporto verso le rotte oceaniche? Su questi quesiti importanti sta lavorando il team di ricerca in questo momento.

[kelkoogroup_ad id="13540" kw="nature" /]

OBIETTIVO – L’obiettivo del team di ricerca di The Ocean Cleanup è di chiudere il bilancio di massa plastica dell’oceano. Vogliono sapere dove sta andando la plastica una volta che raggiunge l’oceano e quanto lontano e in profondità arriva. Tuttavia, ottenere dati da regioni remote dell’oceano è difficile, specialmente riguardo i rifiuti, che è forse uno dei motivi per cui in pochi hanno analizzato questo argomento in quell’area dell’oceano. Fortunatamente, l’implementazione di System 001 ha offerto una grande opportunità per la missione di ricerca del team di ricerca di The Ocean Cleanup e ha permesso agli scienziati a bordo di studiare la distribuzione di plastica in acque profonde in questa zona remota come nessun altro ha mai fatto.

IPOTESI – Attualmente, gli scienziati di The Ocean Cleanup stanno lavorando su tre ipotesi che potrebbero spiegare la discrepanza tra la quantità stimata di plastica galleggiante sulla superficie degli oceani del mondo e gli input globali previsti nell’ecosistema marino. Eccole:

  1. Una frazione significativa di plastica viene rimossa dalla superficie del mare attraverso l’affondamento o l’arenamento.

La mancanza di informazioni sull’accumulo di plastica nella colonna d’acqua più profonda e sul fondo del mare è in gran parte dovuta all’inaccessibilità di queste aree remote. Le operazioni di Ocean Cleanup nel Great Pacific Garbage Patch forniscono una piattaforma unica per trascorrere un lungo periodo di tempo in mare e per raccogliere nuovi campioni sulla superficie del mare, ma anche a diverse profondità d’acqua e sul fondale marino utilizzando tecnologie all’avanguardia. Il team al lavoro ha posizionato un gran numero di ‘trappole’ per sedimenti per misurare la caduta di microplastiche negli abissi. In collaborazione con i ricercatori del Royal Netherlands Institute for Sea Research (NIOZ), il team ha anche collegato le attrezzature alle trappole dei sedimenti che consentono di studiare la biodegradabilità di diverse materie plastiche. Questi strumenti saranno recuperati entro la fine dell’anno poiché gli scienziati coordinano un’importante spedizione di ricerca per studiare ulteriormente la distribuzione verticale e il trasporto di plastica nel Pacifico settentrionale, che va dalla superficie dell’oceano al fondo del mare. Oltre a raccogliere dati relativi alla colonna d’acqua oceanica e al fondo marino, l’Ocean Cleanup sta collaborando con gli scienziati costieri per studiare i fattori che influenzano il rilascio di detriti di plastica nell’ambiente marino.

2. L’accumulo di plastica sulla superficie del mare è sottostimato

I modelli numerici che simulano la dispersione dei detriti marini dalle correnti oceaniche sono strumenti utili per stimare l’accumulo globale di plastica sulla superficie del mare, ma la calibrazione di questi modelli si basa ancora su dati osservativi relativamente scarsi. Di conseguenza, vengono formulate grandi ipotesi al posto dei dati che non sono disponibili. Il gruppo di ricerca di The Ocean Cleanup sta sviluppando capacità per il telerilevamento di rifiuti marini utilizzando satelliti (progetto RESMALI) e UAV (veicoli aerei senza equipaggio) in collaborazione con vari istituti di ricerca, tra cui l’Agenzia spaziale europea (ESA), l’università di Oldenburg (Germania) e l’Università dell’Egeo in Grecia. Hanno anche sviluppato un’app che consente di raccogliere dati standardizzati sulle concentrazioni di detriti di plastica galleggianti con l’aiuto di tutti i marinai del mondo. Oltre a raccogliere dati osservativi ad alta risoluzione sulla quantità di detriti di plastica galleggianti, gli scienziati stanno anche aiutando i ricercatori dell’Università di Hawaiï a Mānoa e Smithsonian Environmental Research Institute distribuendo strumenti e raccogliendo dati per studiare la fonte e la dinamica dei detriti plastici di superficie nella regione, fornendo così informazioni cruciali per una parametrizzazione più accurata dei modelli di dispersione di plastica negli oceani.

3. L’immissione di plastica negli oceani è sovrastimata

L’attuale stima accettata sull’immissione di plastica dalla terra all’oceano è stata ricavata basandosi su tassi di conversione da rifiuti gestiti male. In particolare, si è ipotizzato che circa il 25% della plastica mal gestita proveniente da popolazioni che vivono entro 50 chilometri dalla costa finisca nell’ambiente marino. Tuttavia, questa cifra non è stata ancora verificata. Inoltre, i flussi fluviali di plastica nell’oceano possono essere episodici e dipendenti dalle condizioni ambientali. Pertanto, è necessario più lavoro per migliorare le nostre conoscenze sui flussi di plastica nell’oceano. Questo è il motivo per cui Ocean Cleanup ha un team dedicato di scienziati che studia l’immissione di plastica dai fiumi di tutto il mondo, conducendo un vasto lavoro sul campo e sviluppando modelli numerici. Infine, le loro osservazioni sul Great Pacific Garbage Patch hanno rivelato che una grossa frazione di plastica che si accumula nel vortice subtropicale del Pacifico settentrionale proviene probabilmente da zone marine, piuttosto che dalla terra. Stanno conducendo uno studio internazionale, unendo le forze con gli scienziati che si occupano di pesca e di industria ittica per indagare sull’entità delle fonti marine di detriti di plastica.

Grafico che illustra la formazione di chiazze di spazzatura oceaniche

CONCLUSIONEL’obiettivo di The Ocean Cleanup è di liberare gli oceani del mondo dalla plastica. Comprendere la fonte, il trasporto e il destino della plastica oceanica serve sia a questa missione sia a quella della comunità scientifica. I team di ricerca sperano di dare un contributo significativo entro i prossimi anni. Capire la formazione di gigantesche isole di immondizia e quantificarne la persistenza è una domanda chiave e continueranno a utilizzare la missione di System 001 per ottenere ulteriori informazioni e raggiungere gli obiettivi. Tutte le scoperte saranno pubblicate su riviste open per garantire obiettività e integrità scientifica.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.