Patagonia, il CEO del marchio outdoor spiega l’attenzione all’ambiente

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Patagonia potrebbe essere tecnicamente un’azienda di abbigliamento outdoor, ma negli ultimi anni si è consolidata nell’immaginario del pubblico come qualcosa di molto di più. In un momento in cui gli americani hanno la fiducia ai minimi storici nelle loro istituzioni pubbliche e il cambiamento climatico sta iniziando a sentirsi sempre più in modo minaccioso, il famoso brand si sforza di affrontare le paure collettive, sia ponendo le basi per la produzione di abbigliamento sostenibile sia citando in giudizio l’amministrazione Trump sulla riduzione dei terreni pubblici. Fashionista e Fast Company hanno pubblicato un’interessante intervista con Rose Macario, la CEO di Patagonia.

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PATAGUCCI – Nel corso degli anni, il marchio di abbigliamento a lungo amato da alpinisti, appassionati di mountain bike e altri praticanti di sport e attività all’aria aperta è diventato uno dei preferiti dagli addetti ai lavori della cosiddetta “urban fashion” da soprannominarlo affettuosamente “Patagucci”. Aggiungendo che il suo business continua a crescere ogni volta che prende una posizione, mentre altre aziende hanno vacillato attraverso goffi tentativi di giocare con la politica e molti marchi si trovano a inciampare in un mercato al dettaglio in rapida evoluzione.

IL SEGRETO DI PATAGONIA – Lo scorso martedì a New York, l’amministratore delegato e presidente Rose Marcario ha spiegato il suo punto di vista, che spazia dalla politica alla logistica della supply chain fino all’ambientalismo fondamentale.

L’ATTIVISMO POLITICO – Mentre la decisione di Patagonia di citare in giudizio l’amministrazione Trump per la riduzione di due monumenti nazionali potrebbe essere la mossa politica più raffinata del marchio, la società ha anche lavorato su iniziative bipartisan per dare ai dipendenti il ​​tempo di votare, e ha approvato pubblicamente i singoli candidati che sono “consapevoli di ciò che sta succedendo nell’aria, nell’acqua e sulla terra” in cerca di voti in Nevada e Montana, facendo davvero la differenza nel risultato delle elezioni locali. “La gente dice che siamo davvero attivi politicamente, quando la realtà è che agiamo in modo proporzionale a quello che è successo“, ha detto Marcario. “Nelle prime fasi dell’attuale amministrazione Trump, è accaduto qualcosa che non era mai successo nella storia degli Stati Uniti: eliminare tre milioni di ettari di terra pubblica nello Utah… Non avevamo mai visto nulla del genere. Avevamo bisogno di essere coinvolti“. Anche se intromettersi in politica può essere rischioso per i brand – come è accaduto, per esempio, il doloroso tentativo di Pepsi e Kendall Jenner di far leva sull’umore della protesta per un annuncio – per Marcario, è stato un gioco da ragazzi. “Penso che la maggior parte delle aziende che agisce in modo coerente con i propri valori sono ricompensati per averlo fatto“, ha detto. Per Patagonia, un marchio che fa ancora grande affidamento per le vendite sugli entusiasti dell’outdoor, significa riconoscere che combattere per mantenere selvagge le terre non fa correre il rischio di allontanare i clienti principali.Quest’ultimo decennio è stato per noi il migliore in termini di business“, afferma.

Rose Marcario, presidente e CEO di Patagonia. (Foto: Tommaso Mei / Cortesy of Patagonia)

CAMBIAMENTI CLIMATICIMentre la sostenibilità è diventata di moda in tempi relativamente recenti, Patagonia da anni privilegia l’ambiente attraverso la sua filantropia e la sua produzione sostenibile. Ultimamente, gli incendi nei pressi del quartier generale della Patagonia a Ventura, in California, hanno comportato la necessità di evacuare il 75% dei dipendenti, una situazione che è servita solo a sottolineare perché il marchio attribuisca un’enorme importanza alla conservazione dell’ambiente. “La crisi climatica non è più una previsione, è reale, sta accadendo“, ha detto Marcario. “Se vogliamo sopravvivere nei prossimi 25 anni, dobbiamo lavorare di più, abbiamo bisogno di collaborare e abbiamo necessità di maggiore trasparenza“. Con questo obiettivo, Patagonia ha annunciato alla fine dello scorso anno il suo piano di donare 10 milioni di dollari, risparmiati in seguito alle riduzioni fiscali di Trump, alle organizzazioni ambientaliste. Il marchio ha anche annunciato un piano per essere completamente a zero dal punto di vista delle emissioni carbonio entro il 2025, un’iniziativa che include non solo i suoi uffici e le fabbriche che possiede e gestisce, ma anche l’intera catena di approvvigionamento – un obiettivo quasi inedito nel settore dell’abbigliamento.

LA CATENA DI FORNITURAL’innovazione della supply chain sostenibile è dove Patagonia ha concentrato molte delle sue risorse mentre cerca di rendere il mondo più verde. Marcario sostiene che alla base di un marchio longevo vi siano la creazione di un grande prodotto e anche la curiosità sui materiali usati, unita al desiderio di migliorarli costantemente. Ha usato l’esempio del poliestere riciclato, che in passato è stato una risorsa significativa, ma oggi è emerso quanto sia problematico per l‘inquinamento da microplastiche. “Bisogna creare nuove catene di approvvigionamento e investire nell’innovazione“, ha affermato. “Dobbiamo tutti fare i conti con la realtà: non avremo catene di approvvigionamento di materie prime vergini per sempre, perché stiamo esaurendo le risorse, e per quanto non si voglia affrontare il problema o negarlo, è così.”

MATERIALI INNOVATIVI – Per Patagonia, ciò significa lavorare con cashmere riciclato, cotone e piumino, oltre ad aiutare le fabbriche a ottenere la certificazione Fair Trade, il che significa che anche gli altri clienti di queste fabbriche ne traggono vantaggio. Più recentemente, il marchio ha anche collaborato a una certificazione di agricoltura rigenerativa con un gruppo di aziende. Marcario vede l’agricoltura organica, che è un modo di coltivare che incoraggia la biodiversità e migliora il suolo, come naturale successore dell’agricoltura biologica.

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