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Permacultura polare per coltivare al Polo

Ovvero come produrre cibo fresco in una delle regioni più fredde della Terra.

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Coltivare cibo in una delle regioni più aspre del pianeta sembra un compito impossibile, ma attraverso i principi della permacultura, e con molta dedizione, pare che si possa fare. È quello che sta dimostrando lo chef Benjamin Vidmar con il suo progetto  Polar Permaculture. Infatti Vidmar sta sperimentando un modo innovativo per coltivare cibo fresco e creare un’economia circolare “in un luogo freddo e aspro, buio per tre mesi all’anno e dove la maggior parte delle cose devono essere spedite”. Dove? A Longyearbyen, una città di 2.500 abitanti nell’arcipelago norvegese delle isole Svalbard.

UNA COMPOSTIERA E I SUOI VERMI – Vidmar, chef professionista, ha lavorato in alberghi e navi da crociera in tutto il mondo. Nel 2007 ha cominciato a lavorare in uno degli alberghi di Longyearbyen, e da allora è rimasto lì con la sua famiglia. Vidmar è sempre stato interessato all’agricoltura sostenibile e ha cominciato a interessarsi alla permacultura. Ha costruito una serra geodetica e ha realizzato una compostiera per compostare i rifiuti organici, che possono quindi essere utilizzati per coltivare il cibo. Sulle Svalbard il terreno è estremamente povero e inadatto alla coltivazione del cibo, quindi se non fosse per i vermi che si danno da fare nella compostiera per produrre il compost, il terreno dovrebbe essere tutto riportato.
Su un’isola in cui tutto arriva da fuori e i rifiuti vengono scaricati nell’oceano o rispediti in terraferma per essere smaltiti, l’obiettivo di Vidmar è quello cercare i modi per chiudere il cerchio, e riutilizzare e riciclare gli scarti per farne un nuovo inizio. “Qui c’è un enorme bisogno di creare qualcosa del genere – spiega – scarichiamo tutti i liquami direttamente in mare senza alcuna struttura di trattamento. Estraiamo e bruciamo carbone. Tutti i prodotti arrivano in aereo, quindi credo che questo posto mi abbia scelto per completare per contribuire a rendere questo luogo più sostenibile”.
Sorprendentemente, uno dei maggiori ostacoli è stata la politica locale: l’isola non ha regole di zonizzazione agricola in atto. Vidmar ha impiegato un anno e mezzo per ottenere il permesso di importare i suoi vermi per la compostiera.

VERDURINE E UOVA DI QUAGLIA – Per ora la Permacultura polare è l’unico fornitore di cibo fresco prodotto sull’isola. Serve tutti i principali hotel e ristoranti. Nella serra si coltivano verdure (per lo più peperoncini, pomodori, cipolle, piselli, erbe e così via), di recente hanno anche aperto una piccola fattoria di quaglie e producono uova da mangiare. Cosa c’è nel futuro? “Vorrei aumentare la produzione e la sicurezza alimentare e ridurre gli sprechi su questa remota isola – afferma Vidmar – prima di iniziare questo progetto nessuno parlava di compostaggio o di cibo coltivato in questo luogo. Nelle zone inntorno all’Artico molte persone coltivano cibo, ma qui facevamo affidamento solo sulle spedizioni. Dopo aver avviato questo progetto abbiamo molto più supporto per aumentare quello che siamo in grado di produrre. Vogliamo installare un digestore di biogas e anche un sistema in grado di elaborare la maggior parte dei liquami delle città e trasformarlo in un biogas da utilizzare per riscaldare le nostre serre“.

 

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