Pneumatici, coste e fondali italiani liberati da 8.500 gomme

Grazie al progetto “Pfu Zero”, 3mila e 200 chili di gomme correttamente avviate al riciclo.

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Pneumatici abbandonati nei nostri mari, strappati dai fondali e portati in centri di raccolta. Quaranta interventi, 8mila e 500 gomme portate a riva e, solo nell’ultimo anno, 3mila e 200 chili di pneumatici correttamente avviati al riciclo. Sono i numeri di “Pfu Zero sulle coste italiane“, il progetto di raccolta dai mari italiani di pneumatici fuori uso abbandonati. L’iniziativa è del consorzio nazionale EcoTyre e Marevivo col patrocinio del Ministero dell’Ambiente e di Federparchi-Europarc Italia e la collaborazione della Guardia costiera.

LE TAPPE DELLA PRIMA FASE – Dopo Messina, Trani, Gaeta, Marina di Ravenna e Porto Venere, oggi la campagna si è conclusa all’Asinara, l’isola che fa capo al comune di Porto Torres, nella Sardegna nordoccidentale. Le isole minori d’Italia, su cui il progetto si è focalizzato in questa prima fase, vivono problemi logistici per il trasferimento dei rifiuti dal loro territorio. Il progetto contempla anche i protocolli d’intesa che EcoTyre e Marevivo hanno firmato con Lampedusa, Pantelleria e Ustica per il ritiro regolare di pneumatici dalle isole e il trasporto agli impianti di recupero.

COSA SONO GLI PFU – Sono una tipologia di rifiuto ‘permanente’: se lasciata in natura e in mare, necessita di centinaia di anni per degradarsi completamente. Se gestita in modo corretto, invece, è riciclabile al 100%: la maggior parte viene triturata generando il cosiddetto “granulato di gomma”, un materiale di riciclo riutilizzabile per diversi usi come i fondi stradali e le superfici sportive, per l’isolamento o per l’arredo urbano.

PNEUMATICI IN MARE, PERCHè? – È diffusa l’abitudine di utilizzare i copertoni come parabordi su barche e moli per poi gettarli in mare, dopo anni di incuria e usura. Recuperate dai sub, le gomme vengono avviate al recupero. Quest’anno gli interventi sono stati sei e hanno permesso di recuperare 600 chili di pneumatici a Messina, 400 a Trani, mille e 500 a Gaeta, 600 a Porto Venere e 100 all’Asinara. A Marina di Ravenna il primato positivo: è stata recuperata una sola gomma.

LE DICHIARAZIONI – “Con questo percorso dalle Alpi alle isole minori e in giro per le coste, abbiamo individuato e smantellato decine di depositi – spiega Enrico Ambrogio, presidente di EcoTyre – Il problema c’è ancora, ma le discariche sono sempre più rare grazie al lavoro di sensibilizzazione che accompagna le iniziative“. Per Carmen Di Penta, general manager di Marevivo, “tra gli obiettivi raggiunti c’è il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali e delle capitanerie di porto“. E grazie ai protocolli d’intesa siglati con alcune isole minori in difesa del mare, sottolinea: “abbiamo attivato canali preferenziali di raccolta e gestione degli pneumatici“.

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LA MASCOTTE GUMMY – Per ogni tappa, la mascotte di EcoTyre, Gummy, spiega come funziona la corretta filiera di gestione degli PFU e quanto il recupero sia necessario per la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti. Nel frattempo le squadre dei sommozzatori raccolgono in mare le gomme giunte a fine vita ed EcoTyre si occupa della loro corretta gestione, avviandole agli impianti di trattamento.

PROGETTO PFU ZERO – Punta anche a creare una mappatura di depositi abbandonati di PFU, segnalati da enti locali, associazioni e cittadini. EcoTyre aderisce in forma totalmente gratuita e tutte le raccolte saranno svolte senza oneri per le Amministrazioni locali. È possibile segnalare un deposito abbandonato di PFU, collegandosi al sito internet dedicato (www.pfuzero.ecotyre.it): EcoTyre valuta ogni segnalazione, coordinandosi con gli enti locali per gli interventi di raccolta.

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