Rifò crea i primi indumenti in tessuto denim riciclato e rigenerato

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Rifò, giovane brand pratese della moda ecosostenibile, è la prima azienda di moda al mondo che, dopo mesi di studi e ricerche, è riuscita a creare un filato derivato da tessuto denim riciclato e rigenerato, con cui ha dato vita a una collezione di maglioni leggeri e resistenti, perfetti per l’estate e le mezze stagioni. Pratici, freschi e indossabili tutti i giorni, sono realizzati in tessuto piqué, con piccoli motivi in rilievo. Il tessuto in denim una volta trinciato e trasformato in un nuovo filato (composto da cotone 97%) non viene ritinto, così da non dover usare coloranti, e per questo mantiene lo stesso colore del denim originario, in due tonalità scura e chiara. Tutti i jeans, utilizzati per la produzione della collezione, sono raccolti in Italia e con la realizzazione di un singolo capo se ne recuperano ben 5, destinati alla discarica o all’inceneritore. Grazie al processo produttivo ideato da Rifò per creare un maglione in denim si utilizzano solo 80 litri di acqua contro i 3mila litririchiesti da un maglioncino in cotone vergine, riducendo, rispetto a un capo nuovo: del 97% l’uso di acqua, del 77% quello dell’energia, del 95% le emissioni di CO2 e del 100% l’uso di coloranti e prodotti chimici.I maglioni in tessuto denim rigenerato si possono acquistare in pre-vendita sul sito www.rifo-lab.com al prezzo di 39 euro.

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RICICLARE PER UN A MODA SOSTENIBILE – “Dopo tanti mesi passati a sperimentare – racconta Niccolò Cipriani, co-founder di Rifò insieme a Clarissa Cecchi – finalmente abbiamo trovato la giusta lavorazione per riciclare il tessuto jeans e siamo orgogliosi di presentare i primi indumenti realizzati in denim rigenerato. Un grande passo avanti nel riciclo di uno dei capi meno sostenibili del panorama dell’abbigliamento. Inoltre, da sempre attenti alla qualità dei nostri prodotti, così come alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità nella produzione, realizziamo i maglioni in jeans, insieme a tutte le altre collezioni, a Km0 nel distretto tessile di Prato. Questo perché producendo localmente si limita il consumo di carburante, si creano opportunità di lavoro per il territorio e si ha la certezza della qualità e dell’eticità del processo produttivo”.


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