#SalvAmare, approvato il disegno legge: i pescatori potranno portare a riva i rifiuti finiti nelle reti

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#SalvAmare approvato ieri dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge presentato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa. I pescatori diventano spazzini del mare: potranno infatti portare a terra, senza più temere di essere accusati di traffico di rifiuti, la plastica finita nelle loro reti. Fino a oggi erano costretti a gettarla in mare per evitare il reato di trasporto illecito di rifiuti, per i quali avrebbero dovuto pagare per lo smaltimento. Il ddl ha infatti come obiettivo la promozione del recupero dei rifiuti in mare per l’economia circolare. Il testo ha avuto il via libera unanime dal Consiglio dei ministri e dovrebbe approdare in Aula alla Camera a giugno. Ce l’abbiamo fatta, è iniziata la guerra alla plastica. Siamo solo al primo passo ma fondamentale” esulta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. La plastica in mare è un’emergenza planetaria con oltre otto milioni di tonnellate che ogni anno inquinano mari e oceani, secondo le stime dell’Onu. La plastica si scompone in pezzi sempre più piccoli che vengono ingeriti da pesci e specie marine, entrando nella catena alimentare. Nel Mediterraneo 134 specie sono vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, le 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini. Tutte le specie di tartarughe marine presentano plastica nello stomaco.

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Foto subacquea di una tartaruga con della plastica sulla testa (Greenpeace).

LA NOVITA’ DEL DDL #SALVAMARE – I pescatori potranno portare a terra la plastica, come rifiuto equiparato a quelli prodotti dalle navi, e lasciarla nelle isole ecologiche che saranno allestite nei porti. Secondo il #SalvAmare, i pescatori avranno un certificato ambientale e la loro filiera di pescato sarà adeguatamente riconoscibile e riconosciuta. Il ministero dell’Ambiente lavorerà con quello delle Politiche agricole per introdurre i meccanismi premiali e i benefici per la filiera ittica green.

PLASTICA E PESCA – Il 95% dei rifiuti in mare aperto è plastica e il 90% degli uccelli marini ha nello stomaco dei frammenti di plastica. Secondo le stime, l’Italia è il terzo paese del Mediterraneo a disperdere più plastica nel mare con 90 tonnellate al giorno. Nel Tirreno il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di venticinque centimetri, sono di plastica, il 41% di questi sono buste e frammenti. L’impatto economico sul settore pesca in Europa è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro. “Se non si cambia rotta, nel 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà in peso più plastica che pesce” ha sottolineato il Ministro Costa.

Rifiuti di plastica (Photo: cgdeaw/Shutterstock)

PLAUSI E CRITICHE – “Un cambiamento di prospettiva a 180 gradi” commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani spiegando che il contributo dei pescatori “sarà significativo”. Critica invece Greenpeace secondo cui “non si può fare affidamento solo sulle attività dei pescatori”. Nel rilevare che “Dopo numerose belle parole e tante promesse sulla lotta all’inquinamento da plastica, pur correggendo un evidente carenza normativa, il ministro Costa di fatto si limita a trasformare i pescatori in spazzini del mare. È chiaro che per risolvere il problema della plastica in mare non si può fare affidamento solo sulle attività dei pescatori”. Secondo Greenpeace è preoccupante e rischioso pensare di certificare come sostenibile un’attività di pesca solo perché i pescatori hanno recuperato rifiuti in mare, come previsto dalla legge. Per esempio, la pesca a strascico – una delle principali minacce all’integrità dei fondali marini – ha come conseguenza anche la produzione di una quantità copiosa di rifiuti. L’eurodeputata Pd Simona Bonafè auspica che “il ministro Costa recepisca anche la direttiva europea sul divieto di uso della plastica monouso, convincendo anche i suoi alleati a cambiare idea rispetto al voto contrario a Strasburgo”.

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