Smaltimento rifiuti, il ‘contratto’ di governo punta al ‘modello Treviso’

Il programma di Di Maio e Salvini cita la provincia come esempio per l'Italia nel “Contratto per il Governo del Cambiamento”. Il riferimento è soprattutto a Contarina, che ricicla l’85% dell’immondizia.

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Smaltimento rifiuti, la Marca Trevigiana diventa un esempio per l’Italia. A sostenerlo è il quarto punto della bozza del “Contratto per il Governo del Cambiamento” stilato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega come programma di governo. Per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti il modello cui far riferimento è quello adottato dalla Provincia di Treviso, una delle più riciclone d’Italia.

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IV PUNTO DEL CONTRATTO DI GOVERNO – Intitolato “Ambiente, green economy e ririuti zero”, celebra il lavoro svolto nella Marca da Contarina e da Savno, le due società pubbliche che si occupano della raccolta spinta porta a porta dei rifiuti e del loro riciclaggio. Lo scorso dicembre, l’allora vicepresidente della Camera Luigi Di Maio andò nella Marca e volle visitare l’impianto Contarina di Lovadina, a Spresiano, e rimase colpito dai risultati del Centro di Valorizzazione e Riciclo dei materiali di Contarina spa, azienda che gestisce i rifiuti in 50 dei 95 Comuni della Marca.

MODELLO TREVISOFormazione dei cittadini, investimenti sugli impianti, differenziata spinta e niente discariche: sono i quattro pilastri del “modello Treviso” di smaltimento rifiuti. Nei Comuni della provincia, in buona parte a guida leghista, nei cassonetti della differenziata è raccolto l’82% in media della spazzatura: tutti i Comuni sono sopra l’80% e qualcuno raggiunge il 90%. Come funziona? Lo spiega Carlo Rapicavoli, direttore generale della Provincia: “Abbiamo cominciato a studiare il nostro piano rifiuti nel ’98 fino ad adottarlo nel 2004. La scelta coraggiosa è stata chiudere tutte le discariche. Abbiamo mandato a esaurimento quelle che c’erano, e nel 2005 le abbiamo chiuse. Ma prima abbiamo predisposto le alternative“. All’epoca la differenziata era al 70%, la frazione secca non riciclabile era il 30%. “Abbiamo creato un impianto pubblico che trasformava questa frazione in Cdr, combustibile da rifiuto – spiega Rapicavoli -. Lo vendiamo a cementifici, termovalorizzatori o fornaci autorizzate“.

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GLI INVESTIMENTI IN VENETO – Nel Veneto delle mille fabbriche, pubblico e privati hanno investito moltissimo negli impianti per il riciclo dei vari tipi di rifiuto: plastica, carta, vetro, metalli, perfino pannolini e assorbenti (a Lovadina di Spresiano). Insomma, un vero “modello circolare”. Contemporaneamente, è partita una campagna a tappeto di sensibilizzazione e formazione dei cittadini verso la differenziata: “C’è stata una spinta forte da parte dei Comuni e delle due aziende di raccolta e trattamento. I cittadini hanno capito che più si ricicla, meno si paga di tariffa. Abbiamo lavorato molto anche per sensibilizzare artigiani e commercianti. Ora per i trevigiani sarebbe impensabile non fare la differenziata, è diventata un’abitudine“.

CONTARINA – Secondo una delle due società della raccolta (l’altra e Savda), i suoi utenti nel 2016 hanno avuto una produzione pro capite di rifiuti di 386 kg, contro i 497 della media italiana e i 477 delle media europea. Le tariffe per i cittadini serviti da Contarina sono state in media di 185,6 euro all’anno, contro i 304,8 della media nazionale. Non basta: il 30% dell’energia consumata dagli impianti di Contarina arriva da fonti rinnovabili. Una gestione dei rifiuti all’avanguardia che permette di risparmiare 81 mila tonnellate di C02 e un milione di metri cubi d’acqua all’anno.

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