Smartphone vecchio, dove lo butto? 5 consigli utili

Ecco come e dove smaltire la tecnologia in modo semplice, sicuro ed ecologico. Ricordando che si possono anche riciclare in modo intelligente e solidale.

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Smartphone vecchio o che non funziona più: dove si butta? Questa è una domanda che ci siamo posti tutti almeno una volta. Molti, infatti, cambiano telefono spesso per restare sempre al passo del mercato degli smartphone, o ne possiedono più di uno. Per non parlare della possibilità che il telefono smetta di funzionare: più sono hi tech, più gli smartphone tendono a essere fragili e a rompersi facilmente, soprattutto se si hanno figli adolescenti. Si possono smaltire come rifiuti RAEE o riciclare in modo intelligente. Vediamo qual è la loro destinazione in pattumiera e come riciclarli per non danneggiare l’ambiente.

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La discarica illegale di Agbogbloshie, in Ghana, la più grande del mondo. (Photo Credit LaStampa.it)

L’IMPATTO SULL’AMBIENTE – In Europa, ogni anno si producono quasi 15kg di spazzatura elettronica per ogni abitante. Sono dati delle Nazioni Unite che, nel 2018, proiettano a oltre 50 milioni di tonnellate la quantità di immondizia tecnologica prodotta nel mondo. Un tempo appartenevano a questa categoria di rifiuti lampadine, tv ed elettrodomestici. Poi sono arrivati i pc, gli smartphone. E, oggi, anche i portachiavi possono avere una connessione Bluetooth. E, si sa, i prodotti tecnologici hanno vita breve. Li sostituiamo in media ogni due anni. Sono vittime della cosiddetta «obsolescenza programmata»: una vecchiaia accelerata dal calo delle prestazioni, che li rende inutilizzabili, o dall’evoluzione tecnologica, che rende «indispensabili» nuove funzionalità. Insomma, i rifiuti tecnologici sono destinati a crescere. E quest’intelligenza, acquisita anche dagli oggetti più semplici, ha un prezzo elevato per l’ambiente: tutti questi prodotti non sono biodegradabili. Cavi, chip, circuiti stampati non possono essere buttati per strada o nella spazzatura domestica. Devono essere disassemblati e riciclati con procedure speciali, altrimenti l’impatto sull’ecosistema è insostenibile. Lo testimonia Agbogbloshie, la più grande discarica illegale di rifiuti elettronici al mondo. È un sobborgo-immondezzaio vicino alla capitale del Ghana e accoglie la spazzatura tecnologica inviata da imprese di smaltimento occidentali senza scrupoli. È uno spettacolo infernale: animali con tumori a vista, aria irrespirabile e terra devastata. 

1: TROVARE UNA RICICLERIA – In Italia sta aumentando la sensibilità in tema di rifiuti. E, secondo i dati del Centro di Coordinamento Raee, nel 2016 sono state raccolte 283 mila tonnellate di spazzatura elettronica, il 14 percento in più rispetto all’anno precedente. Un dato incoraggiante, ma non basta. Si stima che, nel complesso, produciamo circa 600mila tonnellate di rifiuti elettronici. Insomma: la metà dei rifiuti tecnologici viene smaltita nel modo sbagliato.

2: RITIRO GRATUITO NEI NEGOZI – Il metodo si chiama «uno contro uno». Ovvero, quando acquistiamo qualunque tipo di prodotto elettronico, il venditore è obbligato per legge a ricevere l’oggetto che intendiamo sostituire e a occuparsi dello smaltimento, senza costi aggiuntivi. E ciò vale tanto per i frigoriferi quanto per gli smartphone. L’«uno contro uno» vale anche per gli e-commerce. Per questo motivo, soprattutto quando acquistiamo oggetti di grandi dimensioni (come una lavatrice), assicuriamoci di aver selezionato l’opzione «ritiro Raee» prima di completare l’ordine online.

3: SMONTARLI O NO? – Quando i rifiuti elettronici vengono smaltiti in modo corretto, attivano la cosiddetta «economia circolare». E cioè danno vita a nuovi prodotti. Secondo la normativa europea, da un vecchio rifiuto elettronico dev’essere recuperato almeno l’80%. Una percentuale che, per fortuna, è superata abbondantemente. Il consorzio Remedia, uno dei più grandi in Italia, riesce a riciclare dal 90 al 98% di tutti i Raee. Se invece vogliamo liberarci di un vecchio oggetto tecnologico ancora integro, è importante non smontarlo. Da un lato per evitare di disperdere nell’ambiente componenti tossiche, dall’altro perché i consorzi di recupero possono cederlo a scuole o associazioni.

4: LA PRIVACY – Se vogliamo liberarci di un qualunque oggetto che contiene i nostri dati, è necessaria qualche precauzione in più. E ciò vale anche vogliamo rivenderlo. Infatti, le nostre informazioni potrebbero essere usate per commettere frodi o per metterci in pericolo. Come spiega il Corriere.it, prima di tutto, disaccoppiamo tutti i dispositivi collegati al telefono o al tablet: wearable, cuffie bluetooth o altoparlanti, poi facciamo un backup. Fatto ciò ci conviene disattivare tutti gli account cloud, soprattutto quelli che conservano le nostre credenziali (come Google per Android e iCloud per Apple). Per i dispositivi della Mela possiamo procedere al reset del telefono, perché tutte le informazioni vengono cifrate con le impostazioni predefinite. Mentre per i prodotti del robottino è necessario un passaggio in più e cioè attivare la cifratura dei dati prima di passare al ripristino delle informazioni di fabbrica. È sufficiente cercare l’impostazione «Encryption» da «Sicurezza e blocco schermo». È un passaggio fondamentale perché – senza cifratura – tutti i dati possono essere recuperati senza troppe difficoltà dai criminali, anche dopo il reset. Quando invece dobbiamo abbandonare memorie d’archiviazione, hard disk esterni o computer, è necessario usare un file shredder. È un software che si occupa di rendere irrecuperabili i nostri documenti. Ci sono infatti molti strumenti di ripristino, che ci permettono di riavere indietro ciò che abbiamo cancellato per errore, e possono essere sfruttati anche da persone senza scrupoli. Molte suite antivirus hanno uno shredder integrato, in caso contrario possiamo utilizzare software come «secure eraser» che ha profili diversi, adatti a eliminare i contenuti da pc o memorie di massa.

5: IDEE PER RICICLARLO – Il sito Money.it dà una serie di consigli a chi desidera andare oltre il semplice smaltimento e sta pensando di dargli una “nuova vita” riciclando il vecchio telefono o trasformandolo in modo creativo.

Usatelo come telefono di scorta – Può capitare che l’iPhone ci abbandoni senza preavviso o che abbia bisogno di assistenza. Cosa fare nell’attesa? Il vecchio muletto conservato nell’armadio, anche se sprovvisto di touch screen e connessione Internet, può essere un utile sostituto. Come si dice: “l’importante è che si possa chiamare e ricevere messaggi”, no?

Regalatelo ai vostri figli o nipoti più piccoli – Può sembrare scontato, ma regalare il vecchio telefono è un’ottima soluzione ecosostenibile. Se il piccolo di casa vuole un cellulare tutto suo, non serve che spendiate un sacco di soldi per l’ultimo top di gamma: regalategli il vostro vecchio modello. Sarà il primo passo per entrare correttamente nel mondo della telefonia mobile.

Realizzate un termometro cellulare – Gli appassionati del riciclo creativo saranno contenti di sapere che un vecchio telefono, con un po’ di fantasia e manualità, può trasformarsi in un oggetto nuovo di zecca. Per esempio, a partire dal display a cristalli liquidi di un vecchio cellulare (come un Nokia 3310) si può realizzare un termometro elettronico ad alta precisione. O, ancora, un cellulare spia. L’occorrente e i procedimenti si possono trovare facilmente su Internet: servono solo alcuni pezzi di elettronica e una minima conoscenza tecnica.

Donatelo in beneficenza – Un’altra idea equosolidale per non buttare il vecchio telefono usato è quello di donarlo in beneficenza. Ci sono diverse associazione benefiche che si occupano di raccogliere telefoni usati per donarli ai poveri o per riutilizzarli per progetti umanitari nel Terzo mondo. Un esempio? Il Magis (Movimento e azione dei Gesuiti italiani) ha condotto una campagna (ora terminata) di recupero dei telefoni usati per poi trasformarli in cucine solari offerte alla popolazione del Ciad.

 

 

 

 

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