Spreco alimentare, l’Italia migliora ma non abbastanza

Bilancio finale per Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione che si è concluso il 10 maggio a Parma con un approfondimento sul tema con Life-Food.Waste.StandUp.

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Spreco alimentare è una priorità per l’economia circolare. A Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione, che si è concluso il 10 maggio a Parma, c’è stato spazio sia per le novità che riguardano gli alimenti sostenibili, sia per l’economia circolare del settore agroalimentare e anche per i progetti contro lo spreco alimentare, affrontato con il Life-Food.Waste.StandUp, il progetto co-finanziato dal programma LIFE 2014-2020 della Commissione europea, di Federalimentare, Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Unione Nazionale Consumatori. Proprio i Federalimentare è riuscita a portare sotto gli occhi di 20mila imprese alimentari del nostro paese la realtà dello spreco del cibo, coinvolgendo 5mila punti vendita e raggiungendo 150mila consumatori grazie a campagne di informazione e sensibilizzazione. Ancora molto però si può fare: basti pensare che a livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil).

DATI ALLARMANTI – Da marzo a dicembre 2017 è stato fatto compilare a 430 famiglie di tutta Italia un diario quotidiano, in cui hanno annotato dettagliatamente il cibo sprecato, specificandone tipologia e quantità. Secondo i dati raccolti dai ricercatori del progetto “Reduce”, promosso dal ministero dell’Agricoltura e dall’Università di Bologna, ogni giorno gli italiani gettano 100 grammi di cibo: una quota che moltiplicata per 365 giorni all’anno porta a 36,92 kg di alimenti, per un costo di 250 euro all’anno. Si spreca ancora troppo anche nelle mense scolastiche: quasi 1/3 dei pasti viene gettato, 90 grammi di cibo per ogni studente, ad ogni pasto. Il cibo meno gradito è la frutta, in testa al gradimento dei bambini c’è invece il secondo piatto.

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RISULTATI CONFORTANTI – Ci sono anche dei miglioramenti: nel 2016 si stimava uno spreco di cibo di 145 chili a famiglia e 63 chili a persona, mentre adesso il progetto “Reduce” ha quantificato lo spreco in 84 chili a famiglia e 36 chili a persona. Ancora molto però si può fare: basti pensare che a livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil).

FEDERDISTRIBIZIONE – ”Il tema della lotta allo spreco e dell’aumento delle donazioni alle persone bisognose è al centro delle nostre attività. Molto abbiamo fatto per ridurre le eccedenze e aumentare il loro recupero attraverso conferimenti ad enti caritativi. Questo sforzo ha prodotto risultati positivi, ma c’è ancora da fare – ha spiegato Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione Per questo abbiamo aderito a LIFE-Food.Waste.StandUp, con l’obiettivo di coinvolgere istituzioni locali, imprese ed enti caritativi in una partnership che dia luogo a iniziative sui territori che possano comprendere anche una premialità per i soggetti che donano, incentivando un comportamento virtuoso capace di diminuire i rifiuti e i costi per la collettività”.

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LEGGE GADDA – È in vigore in Italia dal 2016 e prevede semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali a favore delle imprese che donano cibo per solidarietà. Oltre a riconoscere il valore prioritario della donazione rispetto alla distruzione e ad ampliare la platea dei soggetti a finalità sociale, la legge ha introdotto alcune facilitazioni per le imprese: nessuna comunicazione preventiva (5 giorni prima) alle Entrate, ma solo consuntiva a fine mese per le donazioni e nessuna comunicazione per quelle di valore inferiore ai 15mila euro (prima il limite era di 5mila euro) o deperibili; distinzione netta tra “Termine minimo di conservazione” (Tmc, cioè prodotti che oltre una certa data sono ancora commestibili senza rischi per la salute) e data di scadenza, rendendo ora possibile la cessione gratuita di Tmc in tutta sicurezza; facoltà ai Comuni di ridurre la Tari alle imprese che documentano le donazioni.

SPRECO ALIMENTARE NELLE CASE – Secondo il ministero dell’Agricoltura, il 50% degli sprechi avviene ancora in casa. Ogni anno in Italia finiscono nella spazzatura 12 miliardi di alimenti. Per sensibilizzare le famiglie il ministero ha elaborato un decalogo delle azioni che ogni nucleo familiare può compiere quotidianamente per ridurre lo spreco alimentare: si tratta di consigli a volte persino banali ma evidentemente necessari, visti i numeri dello fenomeno in Italia. Con piccoli accorgimenti le famiglie possono risparmiare ed evitare di sprecare cibo.

Non è accettabile che il cibo che produciamo venga perso o sprecato prima che raggiunga le nostre tavole, soprattutto se consideriamo che oltre 4 milioni di persone, nel nostro Paese, non hanno di che nutrirsi a sufficienza – ha affermato Andrea Giussani, presidente Fondazione Banco Alimentare Onlus – Per questo, da quasi 30 anni, ci impegniamo a prolungare la vita del cibo, riuscendo nel 2017 a distribuire oltre 91mila ton. di alimenti con un’evidente beneficio sociale per i destinatari e un vantaggio per l’ambiente attraverso la riduzione dei rifiuti”.

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