Terra dei Fuochi: esiste anche al Nord

L'ecologista e deputata di Liberi e Uguali Rossella Muroni, già presidente Nazionale di Legambiente, scrive oggi su Huffington Post e Pure Green approfondisce l'argomento.

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La Terra dei Fuochi ora è al Nord. L’inchiesta della Procura di Brescia dello scorso anno ha sollevato il velo su un sistema di smaltimento illegale diffuso con affari per milioni di euro. È la nuova Gomorra. Il sistema dello smaltimento dei rifiuti “nordista” non ha bisogno nemmeno di ‘ndrangheta e camorra: l’imprenditore illegale “lavora in proprio”. L’Italia è il Paese leader in Europa per indice di circolarità nella gestione dei rifiuti, ma anche quello della tristemente nota Terra dei Fuochi. E le terre dei fuochi non sono solo in provincia di Caserta o di Napoli, le troviamo in forme diverse anche al Nord. Siamo insomma il Paese delle contraddizioni, delle occasioni mancate ma anche delle potenzialità inespresse. Innumerevoli cave, roghi che sprigionano diossina nella notte come colonne di fumo nero, montagne di rifiuti, camion che escono carichi di ghiaia e rientrano col telo a copertura del cassone, con due strati che racchiudono come un sandwich rifiuti tossici. Benvenuti nella Terra dei fuochi, che però non è in Campania ma nel profondo Nord, nel triangolo tra Bergamo, Brescia e la Brianza, la nuova Gomorra settentrionale.

LOMBARDIA – In Lombardia, che con una percentuale del 68,1% è sul terzo gradino del podio in Italia per raccolta differenziata, troviamo anche una situazione come quella di Brescia. Provincia in cui nel 2016, ultimo anno per cui è disponibile il dato Ispra, sono stati sepolti in discarica il 21,3% dei rifiuti speciali conferiti in discarica nell’intero Paese. In valore assoluto parliamo di oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti speciali, pari al 76,47% di quelli interrati in tutta la Lombardia. È lo scenario che emerge dall’audizione del  procuratore aggiunto di Brescia e collaboratore della Dda Sandro Raimondi nell’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. “Meno lo tocchi, il rifiuto, e più ci guadagni”, dice uno degli imprenditori arrestati al telefono. Centinaia di tonnellate di rifiuti urbani (frazione secca e frazione umida)  smaltiti illecitamente anziché essere trattati, vale a dire recuperati. In realtà vengono recuperati solo sulla carta, perché saranno “tombati”, seppelliti subito, senza essere trattati, in discariche già sature, oppure bruciati illegalmente, con tutte le conseguenze del caso sul piano ambientale: terreni contaminati, falde inquinate, terreni agricoli che producono frutti avvelenati. Nel Bresciano la media dei rifiuti smaltiti in discarica per chilometro quadrato è di circa 13 volte superiore rispetto a quelle delle altre province lombarde e di tutto il territorio nazionale. Un’enormità insomma. Ed è solo la parte nota. Non sappiamo ancora quanti rifiuti e in quali siti siano stati dispersi in questo territorio prima dell’approvazione del DPR 915/1982. Sull’emergenza rifiuti in provincia di Brescia e sull’urgenza delle bonifiche, nella scorsa Legislatura, si erano attivati i parlamentari del territorio con una mozione unitaria. Ma il problema non è affatto risolto.

LA FRAZIONE UMIDA  – È quella che i cittadini raccolgono nei sacchetti biodegradabili della differenziata – che andrebbe sottoposta a un processo di “biostabilizzazione” di 21 giorni, ovvero a tre settimane di stoccaggio e invece il sistema criminale procedeva alla loro eliminazione immediata. Il tutto con l’aiuto di documenti falsi, giri di bolle dichiarati ma inesistenti, operatori della pubblica amministrazione compiacenti (un’auto da 30 mila euro come dono in cambio di consulenze mai avvenute), certificati truccati di chi doveva far valere le norme e invece chiudeva uno o tutti e due gli occhi.

LA MOZIONE PROVINCIALE – Per sollecitare un intervento risolutivo e rispondere all’emergenza ambientale e sanitaria di questo territorio Rossella Muroni ha raccolto lo spirito di una mozione provinciale presentata dal consigliere Marco Apostoli della lista Provincia Bene Comune e l’ha portata in Parlamento. La mozione una volta approvata impegnerà il governo ad applicare le norme più restrittive in materia, per esempio quelle della cosiddetta legge per le emergenze ambientali e industriali del 2014, come precondizione per censire e monitorare tutti i siti compromessi e arrivare così a un Piano generale di bonifica del territorio aggiornato e davvero utile per i cittadini di questa provincia. Peccato che i deputati del territorio di tutte le altre forze politiche non abbiano voluto sostenere questa battaglia anche con la loro firma. Strano e contraddittorio per chi in quella provincia vive, è stato eletto e magari ha costruito il proprio consenso elettorale su questi temi.

 

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