Tre regole per una spesa davvero bio

Prodotti locali e farmer's market, e una lista per individuare i cibi con più pesticidi.

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Come poter essere sicuri che il cibo bio, pagato a volte a caro prezzo, sia davvero quello che dice di essere? A meno di non essere noi i produttori di ciò che mangiamo qualche volta il dubbio resta. Ecco allora tre suggerimenti da tenere a mente mentre si fa la spesa.

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1. Chiedi agli esperti

Per quali motivi si compra bio? Principalmente per due motivi: alcuni consumatori vogliono aiutare l’ambiente sostenendo l’agricoltura sostenibile. Altri vogliono mangiare in modo più sano e ritengono che il cibo biologico sia migliore. In entrambi i casi ci si può rivolgere direttamente ai produttori. Uova, latticini, cereali e altri prodotti comprati nei mercati dei contadini, anche se privi di certificazione biologica in senso stretto, possono rispondere al desiderio di un’alimentazione sana e naturale. Per altre categorie di prodotti, confezionati e a lunga scadenza, ci si può affidare invece ai marchi italiani ed europei che per legge garantiscono l’integrità bio dei componenti.
FRUTTA E VERDURA – 
La scelta di frutta e verdura biologica può essere fatta perché si vuole ridurre l’esposizione ai residui chimici presenti sul cibo. Sia le aziende agricole bio sia quelle tradizionali utilizzano i pesticidi, ma il tipo e la quantità utilizzati possono variare a seconda delle colture. Le fragole, per esempio, sono altamente sensibili ai parassiti e quindi fortemente spruzzate di pesticidi. Si tratta di sostanze chimiche che non possono essere pelate o lavate via facilmente.
L’Environmental Working Group, organizzazione no-profit americana di ricerca e tutela, per esempio, classifica frutta e verdura in base alla quantità di residui di pesticidi lasciati dopo un adeguato lavaggio e li organizza in liste come “Dirty Dozen”  e “Clean Fifteen“.
Le fragole, in questa classificazione, sono in cima alla lista “sporca” e quindi in questo caso l’acquisto di prodotti biologici merita di essere preso in considerazione. Al contrario l’ananas è in vetta alla lista degli alimenti “puliti”. I test eseguiti sul frutti coltivato con pesticidi in genere trovano residui di antiparassitari bassi, dovuti alla buccia dura e al lunga maturazione.

2. Compra prodotti locali

La cosa migliore per molti acquirenti è quella di acquistare cibo coltivato vicino a casa, preferibilmente in un mercato dei contadini o di un’associazione di produttori. In questo modo si possono anche creare relazioni di fiducia con i venditori, si può parlare con loro, conoscere qualcosa in più del loro lavoro e dei loro prodotti.
Come tengono lontani i prasassiti dal raccolto? Come nutrono gli animali? Conoscere un prodotto e la sua storia lo rende molto più buono! Certo l’acquisto local non è sempre fattibile (o economico), ma si può sempre dare la precedenza ai prodotti che hanno percorso meno strada, il km0 presuppone infatti tempi più brevi dalla raccolta alla vendita, con minori passaggi da un internediario all’altro e meno inquinamento,

3. Se è equo è meglio

E infine allarghiamo il cerchio agli alimenti importati. Evitarli del tutto non è realistico: banane, caffè, avocado sono così buoni! Invece di rinunciarvi meglio fare un po’ di ricerche: quali sono i paesi con le certificazioni più attendibili? Quali i paesi o i produttori che compiono gli sforzi più seri nell’agricoltura sostenibile? Molti prodotti del commercio equo e solidale sono anche attenti al bio. E in questo caso fanno bene due volte: a chi li mangia e a chi li produce, garantendo loro un salario adeguato e condizioni di lavoro dignitose.

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