Vino, olio, miele e funghi ko per clima impazzito

Vino, olio, miele e funghi ko per clima impazzito

Vino, olio, miele e funghi ko per clima impazzito

Il cambiamento climatico continua a mostrarci le conseguenze negative. Sul fonte agricolo è dimezzato il miele negli alveari, la produzione di olio di oliva segna meno 11% rispetto alla media dell’ultimo decennio, crolla del 23% anche il raccolto di mele e funghi e tartufi e addio a una bottiglia di vino su quattro. È quanto emerge da una recente analisi della Coldiretti, che fa il punto sulla situazione nazionale, che quest’anno è stata sconvolta dalle gelate primaverili a cui hanno fatto seguito il caldo e la siccità per la mancanza di acqua e i violenti temporali.
“La riduzione dei raccolti nazionali – spiegano da Coldiretti – non comporta solo danni economici per gli agricoltori, ma anche il rischio per i consumatori che prodotti di importazione siano spacciati per italiani e finiscano nel carrello. È importante prestare attenzione alle etichette, leggendo l’origine dei prodotti”.

I numeri
Per le mele si stima un calo medio del 23% rispetto a quella della scorsa stagione con punte del 60% in Trentino secondo la Coldiretti che evidenzia un calo praticamente per tutte le varietà.

La produzione di miele made in Italy è più che dimezzata rispetto alla media, per un totale attorno alle 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori da almeno 35 anni nei 1,2 milioni gli alveari sparsi nelle campagne italiane che impegnano 45mila apicoltori. Un crollo che apre le porte alle importazioni di miele di minore qualità con gli arrivi dall’estero che hanno già raggiunto quasi 12mila tonnellate nei primi sette mesi del 2017. Come riconoscere quello prodotto sul territorio nazionale? Leggendo l’etichetta. La parola “Italia” deve essere presente sulle confezioni di miele raccolto sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

Sul fronte dell’olio la produzione è stimata attorno ai 320 milioni di chili in calo dell’11% rispetto alla media produttiva dell’ultimo decennio. Con la carenza di olio nostrano aumentano i rischi di frode e inganni in una situazione in cui l’Italia si classifica come il maggior importatore mondiale per un quantitativo di 326 milioni di chili nei primi sette mesi del 2017 in aumento del 9% rispetto allo scorso anno.

Anche la vendemmia 2017 si è classifica tra le più scarse del dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno. Un quantitativo che resta sufficiente per soddisfare i consumi interni che fanno registrare uno storico ritorno del vino sulle tavole degli italiani con un aumento degli acquisti delle famiglie trainato dai vini Doc (+5%), dalle Igt (+4%) e degli spumanti (+6%).

Male, poi, la raccolta di porcini, finferli, trombette, chiodini e le altre numerose specialità che nascono negli oltre 10 milioni di ettari di bosco che coprono un terzo del territorio nazionale, mentre i prezzi del tartufo hanno raggiunto il record di 600 euro all’etto. La novità di quest’anno è il fatto che funghi o tartufi venduti freschi devono riportare in etichetta o su appositi cartellini il luogo di raccolta o coltivazione, per evitare che prodotti stranieri vengano spacciati per italiani.

La Redazione

 

Anna Simone

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