Spreco di cibo, in Italia ne buttiamo 149 kg a testa

Secondo la FAO, nel mondo ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano.

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Spreco di cibo in Italia e nel mondo: è un disastro. Secondo la FAO ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. Il solo spreco di cibo in Italia ha un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno. Lo spreco alimentare è un fenomeno che pone interrogativi sugli squilibri di consumo nel mondo e sulla disparità sociale tra chi spreca e chi non ha da mangiare. La FAO indica che sono 222 milioni le tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati, una cifra pari alla produzione alimentare dell’Africa Subsahariana (circa 230 milioni di tonnellate). Una popolazione che crescerà fino a 9 miliardi nel 2050. Lo spreco alimentare è tanto più illogico quanto più aumentano la produzione di rifiuti e la crisi ambientale, oltre che l’impoverimento e la denutrizione (oltre 1 miliardo di persone attualmente).

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EUROPA – A livello europeo si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite all’anno; il 42% di questo spreco avviene a livello domestico. Il Paese con maggiore spreco pro-capite è l’Olanda con i suoi 579 kg pro-capite all’anno; quello che spreca meno è la Grecia (44 kg pro-capite all’anno).

ITALIA – È a metà classifica, con 149 kg di cibo sprecato annualmente per persona. È interessante notare come la crisi economica abbia ridotto lo spreco di cibo del 57%; per risparmiare, gli italiani hanno iniziato a programmare meglio le proprie spese e i propri consumi, riducendo le quantità acquistate, riutilizzando gli avanzi e prestando maggior attenzione alle scadenze.

I DUE TIPI DI SPRECO – Vi sono due tipologie di spreco di cibo. Food losses: sono le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola. Food waste: sono gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo finale. Le perdite e gli sprechi di cibo avvengono a diversi livelli del percorso dalla produzione al consumo finale. Possono verificarsi a livello di produzione e raccolto, a causa di intemperie, di malattie o infestazioni, o a causa di difetti nel sistema di coltivazione o trasporto. Può verificarsi invece durante la trasformazione dei prodotti, che produce gli scarti della produzione alimentare. Gli scarti possono anche avvenire nella fase di distribuzione all’ingrosso, dove il cibo resta invenduto perché non corrisponde ai canoni estetici dei compratori. La ristorazione e il consumo domestico, in ultimo, creano scarti alimentari a causa delle porzioni eccessive, della mancata consumazione degli alimenti entro la data di scadenza e di difficoltà ad interpretare l’etichetta e le indicazioni relative alla consumazione (Fonte SlowFood).

UNA LEGGE ISPIRATA ALLA FRANCIA – Rispetto alla norma approvata in Francia nel febbraio del 2016, che si basa sulla penalizzazione, quella italiana punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica. Ed è coerente gli obiettivi dell’Unione europea dove, secondo il commissario europeo alla Salute e alla sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis, lo spreco alimentare si stima ammonti a circa 100 milioni di tonnellate l’anno. Tutti i Paesi dell’Unione hanno sottoscritto l’impegno del nuovi target di sviluppo sostenibile dell’Onu, che prevede di dimezzare lo spreco alimentare per il 2030, in ogni passaggio della filiera, dal campo alla tavola

CHE COSA POSSIAMO FARE – Ci sono piccole azioni quotidiane che possiamo mettere in atto per contribuire a ridurre il proprio spreco alimentare e di conseguenza l’impronta ecologica come:

  • fare la lista della spesa e comprare solo quanto necessario;
  • comprare se possibile da produttori locali;
  • scegliere prodotti di stagione;
  • usare meno trasformati e più ingredienti;
  • imparare a cucinare con quello che c’è, usando avanzi e scarti
  • non servire porzioni eccessive.

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