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Ortoressia, se mangiare sano diventa patologico

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Tra gli effetti collaterali dei tempi moderni c’è l’ortoressia, ovvero la fissazione di ingerire solo cibi sani al punto da rinunciare a uscite di gruppo o feste per non perdere il controllo sull’alimentazione.

Si manifesta con una rigida pianificazione dei pasti e delle dosi, per evitare cibi ricchi di sale, zuccheri raffinati oppure ogm, cui si associa l’enorme quantità di tempo speso al supermercato, dedicato a una scelta minuziosa degli alimenti più salutari.
Per gli ortoressici la pianificazione dei pasti è il pensiero principe: dedicare gran parte della domenica a cucinare per la settimana, calcolando alla perfezione le dosi di pranzo e cena, senza sforare di un grammo, per evitare cibi ricchi di sale, zucchero o geneticamente modificati.
Al secondo posto spicca il tempo trascorso al supermercato alla ricerca degli alimenti più salutari presenti sugli scaffali, a discapito di altre attività più utili per il benessere della salute, come l’attività fisica. Al terzo posto il pensiero ossessivo del cibo. Molti italiani e non solo, passano più di tre ore al giorno a pensare al cibo: cosa prendere e come preparalo? Fa bene o non fa bene? Meglio evitare?

“L’ortoressico sviluppa una vera e propria fobia per i cibi considerati pericolosi come gli ogm – afferma la dott.ssa Sara Bertelli, psichiatra e fondatrice dell’Associazione nutrimente onlus -. Questa fissazione porta a una dieta restrittiva e all’isolamento sociale. È come se il cibo sano diventasse una missione morale e tutte le altre sfere di vita passassero in secondo piano. Quando un comportamento alimentare diviene ortoressico in maniera rigida, si deve affrontare con una buona psicoterapia, che sottolinei i benefici e le limitazioni di tale rigidità e che aiuti a individuare delle alternative. La psicoterapia va inoltre affiancata a un approccio dietologico che vada a correggere le sindromi carenziali che possono insorgere, quali i deficit vitaminici”.

Anna Simone

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