Vacanze, ecco come scegliere tra mare o montagna

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L’estate per molti corrisponde a un periodo più o meno di lungo di vacanze, un momento dell’anno durante il quale rilassarsi. Meglio andare al mare in montagna? Oltre alle preferenze personali entrano in gioco altri fattori, come età ed eventuali acciacchi.

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Le ore trascorse in spiaggia danno molti benefici. Il sole, preso con la giusta crema protettiva e al di fuori delle ore più calde, favorisce lo sviluppo della vitamina D, importante soprattutto per bambini, donne in menopausa e persone anziane. L’esposizione al sole porta benefici anche a chi soffre di asma. Uno studio pubblicato su ‘Photochemical & photobiological sciences’ nel 2010 conferma come i raggi solari attivino i meccanismi di alcune proteine fotosensibili che agiscono sulla produzione di vitamina D.
“Le vacanze al mare nei periodi torridi non sono indicate per chi soffre d’ipertiroidismo in fase acuta, perché possono portare un peggioramento dei sintomi, quali intolleranza al caldo e sudorazione”, spiega Giorgio Iervasi, direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr. “Il mare, inoltre, può può favorire la produzione ormonale tiroidea in soggetti con la ghiandola mal funzionante, grazie alle maggiori quantità di iodio presente e a una dieta più ricca di pesce”.

Diversi sono i benefici legati al soggiorno in montagna. “Con il suo clima fresco, la montagna è consigliata a chi soffre d’ipertensione e cardiopatie: si riduce il rischio delle crisi ipotensive e della disidratazione”, spiega Iervasi. Occorre però avere l’accortezza di mantenersi a quote relativamente basse, perché ad altitudini sopra i 2mila metri la pressione atmosferica diminuisce e scende anche la capacità del nostro organismo di utilizzare ossigeno. “A chi soffre di disturbi polmonari è sconsigliato soggiornare oltre i 1.800 metri di quota, per favorire la respirazione è utile recarsi in zone con bassi livelli d’inquinamento, come sono in media le località di montagna. Anche gli acari della polvere sono assenti nelle case di montagna quando l’altitudine supera i 1.600 metri, alleviando i disturbi di chi soffre di asma allergica”, osserva Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare ‘A. Monroy’ del Cnr.

La Redazione

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