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Cosmetici cruelty-free, cosa c’è da sapere

Anche se il divieto normativo è un passo avanti verso la civiltà, rimangono alcuni nodi.

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La buona notizia è che le cavie da laboratorio non sono più destinate a morte certa, almeno per quanto riguarda i prodotti cosmetici. Si è detto stop agli animali intossicati da profumi e bruciati da creme e da saponi. Dopo oltre vent’anni di battaglie, il lieto fine è arrivato con l’entrata in vigore a livello europeo del divieto di commercializzare prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati su animali.

LE PROBLEMATICHE DA RISOLVERE – Anche se il divieto normativo è un passo avanti verso la civiltà, rimangono alcuni nodi. È vero che gli ingredienti cosmetici non possono più essere testati su animali e usati nei cosmetici in vendita in Europa, però nulla vieta di testare sostanze per ritrovati non cosmetici (come per esempio per i detersivi) e in seguito utilizzarli anche nella cosmesi. Per giunta, una multinazionale non può testare sugli animali i nuovi ingredienti dei prodotti cosmetici destinati al mercato europeo, ma può sperimentarli lo stesso sugli animali per vendere quei prodotti nel resto del mondo.

COSA FARE – Come consumatori possiamo optare per le case cosmetiche che aderiscono allo standard cruelty-free (senza crudeltà), l’unico disciplinare internazionale di “Stop ai test su animali”. In Italia è promosso dalla LAV (Lega Anti Vivisezione) e indica ai consumatori le aziende produttrici di cosmetici che non sperimentano sugli animali in nessuna parte del mondo. Le realtà industriali aderenti si impegnano a non effettuare, né direttamente né indirettamente, test sugli animali; a monitorare i fornitori e i produttori affinché rispettino l’impegno a non testare più sugli animali le materie prime cosmetiche; a non utilizzare sostanze provenienti da animali uccisi.

COSA FA LA LAV – La lista ufficiale delle aziende che aderiscono allo standard internazionale “cruelty-free” è riportata sul sito internet della LAV (nella sezione ”test cosmetici”), mentre al momento dell’acquisto teniamo presente che alcuni di questi prodotti sono riconoscibili dal logo comunitario del coniglietto che salta fra le due stelle, anche se non tutte le aziende che aderiscono allo standard riportano il simbolo sulla confezione.

COSMETICI NON TESTATI – Di seguito vi riportiamo l’elenco delle aziende italiane che non testano su animali e la data in cui hanno deciso di diventare “ufficialmente” cruelty free:

Alkemilla [2004];   Allegro Natura [2007];    Argital [2003]; Bakel [2012];    Biofficina srl [2009];    Bottega Verde* [2010];    Derbe [2000];    Diva International [2010];    Dr Taffi* [2005];    Flora [2004];    Genesi [2010] Linea: Bionoire e Bioblanc;   Helan [1998];    Higen [2010] Linea: Verdevero; Ipro (Naturerb) [2011];   La Cosmetica [2011];   Le Erbe di Brillor (1983);   Lefay [2013];   L’Erbolario* [2006];    Liquid Flora*[2010] Linea: Fantastika;    MGA [2010] Linea: OMIA Laboratories, DeliBél;   Pierpaoli [2010];  Prodotti di benessere (Flora) [2014];   Qualikos [2010];    I Provenzali Gianasso s.r.l. [2003] Linea: I Provenzali;   Zoe Cosmetics [2011]; 

Oltre ai marchi italiani di seguito riportiamo l’elenco delle aziende straniere distribuite nel nostro Paese:

John Paul Mitchell System (prodotti per parrucchieri);    Jason Natural Cosmetic;    Montagne Jeunesse;    The Body Shop;    Urban Decay;    W.S.Badger

Aziende reperibili solo on-line che vendono in tutta Europa:

BP cosmetics;    Lily lolo

 

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