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La sostenibilità è entrata negli stili di vita degli italiani

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Italiani, un popolo di santi, poeti e navigatori. In passato di sicuro, ma ora si è aggiunta una caratteristica in più, da quando si è scoperto che la sostenibilità è un concetto ampiamente sdoganato per i nostri connazionali, tanto da essere entrata a far parte del quotidiano.

A evidenziarlo è l’indagine “Chi ha paura del cibo cattivo? Gli italiani e la sostenibilità”, promossa da Bologna Award – CAAB, Centro agroalimentare con Fondazione FICO e Fondazione ENPAM, realizzata da Nomisma. “Sostenibile” per il 39% degli italiani è un termine riferito all’ambiente e alla sua salvaguardia, mentre per il 23% si collega alla tutela della salute. C’è anche chi lo mette in relazione con la biodiversità (15%), con il cibo della tradizione (8%) e persino con l’economia (5%). Ad ogni modo, la parola è ormai entrata nell’uso comune: il 25% degli italiani si dichiara molto ferrato sull’argomento; il 58% la conosce anche se non si sente abbastanza informato sul tema e solo il 18% dichiara di ignorarne il significato.

Non mancano le preoccupazioni  collegate alla sostenibilità. Sommando alla paura per i danni all’ambiente (13%) la salubrità del cibo (10%) si arriva al 23%, un numero che si pone al secondo posto dopo la preoccupazione degli italiani per lavoro/disoccupazione (31%) e precede la preoccupazione per il terrorismo (19%), l’immigrazione (14%) e l’incertezza del clima politico (7%).
Come promuovere e potenziare la sostenibilità alimentare? Nel quotidiano con stili di vita e scelte responsabili fatte personalmente: lo dichiara ben il 74% dei nostri connazionali rispetto alla tutela dell’ambiente e il 67% rispetto a una crescita economia sostenibile che passa dalle scelte di ogni giorno negli acquisti.

La Redazione

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