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Raccolta abiti usati, le grandi catene di abbigliamento strizzano l’occhio al riciclo

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Stop agli abiti abbandonati per anni nell’armadio e poi gettati nei cassonetti perché passati di moda.  Alcune grandi catene di abbigliamento hanno iniziato a promuovere una nuova vita dei vestiti usati attraverso la raccolta e il riciclo.

H&M, il colosso svedese dell’abbigliamento a prezzi competitivi, raccoglie indumenti usati direttamente nei punti vendita. Basta portare calzini spaiati, vecchi abiti e lenzuola strappate per dare una seconda chance ai prodotti tessili. Consegnandone una quantità pari a un sacchetto si avrà diritto a un buono sconto di 5 euro da decurtare su un acquisto minimo di 40 euro, per un massimo di due buoni spesa al giorno.

I capi raccolti sono suddivisi in oltre 350 diverse categorie, quelli ancora indossabili verranno riproposti sul mercato mondiale come abiti di seconda mano; quelli non più indossabili saranno riconvertiti come panni per pulire o reinventati secondo la filosofia dell’upcycling. Alcuni verranno macinati e usati per imbottiture e pannelli isolanti per l’edilizia o le automobili, altri trasformati in nuove fibre tessili e usati per la produzione di collezioni H&M Conscious, realizzati per il 20/30% con fibre riciclate.

Sulla stessa lunghezza d’onda la catena Ovs, che regala nuova vita agli indumenti grazie al progetto “OVS ricicla i tuoi abiti usati”. Coloro che aderiscono al programma di riciclo consegnando indumenti usati in uno degli store OVS, ricevono un buono sconto del valore di 5 euro da utilizzare per l’acquisto di capi della nuova collezione in negozio e online su ovs.it: il buono è valido per 6 mesi dal giorno di emissione, per almeno 40 euro di spesa sulle nuove collezioni.
Grazie alla collaborazione con I:CO, leader nel riciclo dei prodotti tessili, i capi raccolti saranno sottoposti a una cernita e a una ulteriore lavorazione al fine di evitare gli sprechi e massimizzare le risorse disponibili. Se ancora indossabili subiranno un trattamento che consentirà di riproporli sul mercato come abiti di seconda mano; altrimenti, in base al loro stato, potranno essere trasformati prodotti diversi o scomposti nelle loro fibre tessili per recuperare nuova materia prima o ancora essere utilizzati per produrre energia.

 

Anna Simone

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