Il 6 novembre inizia il Cop23: ecco gli obiettivi e i sogni nel cassetto

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È calendarizzato per il 6 novembre l’inizio del Cop23, che si terrà nella città di Bonn, in Germania, e sarà presieduto dal governo delle Isole Fiji. Per chi è poco informato relativamente a questo tipo di evento, per Cop23 si intende la Conference of Parties, una conferenza tra stati, membri di istituzioni e organizzazioni civili che si riuniranno sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’obiettivo della conferenza è quello di focalizzare l’attenzione degli stati su un accordo globale per scongiurare i cambiamenti climatici che il nostro pianeta sta affrontando.

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Il numero di attori richiamati a partecipare a questa conferenza è molto alto e comprende, oltre ai singoli stati, anche i rappresentanti istituzionali di grandi metropoli e città, quelli della società civile, di importanti ONG e figure chiave tra investitori e imprenditori. Il reale obiettivo finale della conferenza e degli accordi è quello del contenimento degli effetti dei cambiamenti climatici, così come già evidenziato negli accordi di Parigi. Un obiettivo concreto è quello di riuscire a mantenere nel range dei 2° centigradi l’aumento della temperatura globale nei prossimi anni.

Questa strategia può essere portata a termine solo grazie ad accordi preventivi e strategie comuni che coinvolgano tutte le figure precedentemente menzionate. Uno degli impegni particolari più importanti che il Cop23 ha nell’agenda è quello relativo ai cosiddetti “migranti climatici”. I migranti climatici sono tutte quelle persone costrette ad abbandonare i propri territori di residenza per via di eventi climatici estremi. Questi eventi possono essere:

  • siccità;
  • inondazioni;
  • incendi;
  • dissesto idrogeologico.

La verità è che ancora non esiste una definizione precisa relativamente a questo problema o, ancor più complesso, un calcolo preciso relativamente al numero reale di questi migranti climatici. Alcune stime, piuttosto preoccupanti, parlano di circa 2 miliardi di persone entro il 2100. Tra le strategie che si intende mettere a punto per fronteggiare questo tipo di disagio, la più importante è l’individuazione dell’origine del problema.

Un esempio su tutti possono essere i terreni siccitosi che non permettono un’efficiente coltivazione. Il focus principale dell’argomento, quindi, potrebbe essere quello di una migliore scelta di prodotti agricoli in grado di prosperare anche in condizione di siccità estrema. Una forma di adattamento che da risultati molto confortanti e che potrebbe aiutare a migliorare la qualità della vita di milioni di persone.

È solo uno degli aspetti che terranno impegnati i numerosi attori che parteciperanno alla conferenza dal 6 al 17 novembre. Molte delle decisioni qui prese potrebbero rappresentare una svolta nella battaglia contro i cambiamenti climatici già in atto e troppo spesso sottovalutati.

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