Cambiamento climatico: crolla la produzione di miele

Cambiamento climatico: crolla la produzione di miele

Cambiamento climatico: crolla la produzione di miele

Più che un crollo è un tracollo. Il cambiamento climatico in atto sta producendo effetti devastanti anche sul miele. Coldiretti ha stimato un calo del 70% nella produzione per il 2017 in Italia e del 40% in Abruzzo, prevedendo che non si arriverà a 90mila quintali su una media di 230mila.
Del resto la primavera ha avuto un tempo altalenante, così le prime fioriture sono state poco frequentate dalle api. Al freddo e alle piogge di aprile e maggio si è aggiunta un’estate bollente e secca che ha impedito ai fiori di svilupparsi. Poi i numerosi incendi hanno fatto il resto.
Il poco miele che c’è negli alveari serve alle api per mantenere l’arnia e come scorta per superare l’inverno.
Gli allevatori hanno e stanno aiutando le api con alimentazione e acqua integrativa, visto che non riescono ad approvvigionarsi autonomamente. L’andamento negativo della produzione aumenterà la presenza di miele straniero sugli scaffali italiani. Già prima dell’emergenza estiva, nei primi 4 mesi del 2017, erano oltre 7mila le tonnellate di prodotto estero, ma secondo un’analisi Coldiretti, se il trend sarà confermato, sugli scaffali due barattoli su tre saranno stranieri. Circa 1/3 del miele importato – spiega la Coldiretti – viene dall’Ungheria, cui si aggiunge un flusso di oltre il 10% che arriva dalla Cina, paese ai vertici per insicurezza alimentare.
Tra l’altro c’è un ulteriore rischio, ovvero spacciare per made in Italy il prodotto importato dall’estero. Quest’ultimo spesso subisce fermentazioni, pastorizzazione, ultrafiltrazione, miscelazione di pollini e “taglio” con zuccheri, come quelli derivati dal riso, quindi non è comparabile sotto il profilo nutrizionale con il miele naturale nostrano.

Anna Simone

 

 

 

Anna Simone

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