Cresce il bosco, ma non rende

Una risorsa da valorizzare secondo il 10° Rapporto sullo stato delle Foreste in Lombardia.

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Il bosco e la finanza: due mondi lontani? Pare di no, secondo il Rapporto sullo stato delle foreste in Lombardia, presentato a Milano da ERSAF (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste) la crisi economica che ha investito il setttore edilizio, cardine dell’economia forestale americana, ha fatto crollare i prezzi del legname, riducendo consumi e prelievi di legname con ripercussioni anche in Europa. Questo è quando si evince dalla lettura comparate delle ultime dieci edizioni consecutive del Rapporto “il cui valore – ha ricordato la presidente ERSAF, Elisabetta Parravicini – è confermare come la raccolta ed elaborazione dei e i monitoraggi dell’intera catena di valore forestale siano la base per delineare strategie e definire obiettivi e mettere in campo politiche efficaci”.

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Cresce il bosco, cambia la destinazione del legname

In Lombardia l’economia dei prelievi boschivi si è sostanzialmente orientata all’impiego energetico per la stagnazione della domanda di legname da industria e per la crescita dei prezzi dei prodotti petroliferi e il parallelo sviluppo delle tecnologie a diversa scala di valorizzazione energetica delle biomasse (dagli impianti domestici di riscaldamento a pellet e tronchetti, ai grandi impianti di produzione di energia elettrica a cippato). Questi sviluppi hanno fatto sì che le biomasse legnose siano la prima fonte energetica rinnovabile, grazie soprattutto al loro ruolo nella produzione di energia termica.

Pro e contro

Ma intanto i boschi crescono: dello 0,53% l’ultimo anno (il 2016), del 2,1% nel decennio (+1.318 ha/anno) e nel quasi raddoppio in cinquant’anni, a scapito di pascoli e prati che, abbandonati, vengono sostituiti dal bosco.
È una dinamica che
Davide Pettenella, dell’Università di Padova, invita a leggere alla luce di due prospettive di segno opposto: “Il bicchiere mezzo pieno è legato al fatto che i boschi diventano più densi, accrescono i valori di stock, e così anche la capacità di assorbire anidride carbonica. Il bicchiere mezzo vuoto è legato al fatto che boschi invecchiati divengono più vulnerabili ai fattori di danneggiamento biotico (insetti e funghi), climatico (schianti) e agli incendi.
Peraltro il fatto che, pur con boschi più ricchi di provvigione, i prelievi di legname da opera si siano stabilizzati su valori estremamente bassi e che prevalgano i tagli di biomassa per usi energetici, sono indicatori di un’economia che sembra muoversi in direzione opposta alla logica generale dell’economia circolare”.

FSC o PEFC, il legno è doc
Tra i tanti temi contenuti nel rapporto, c’è la questione della certificazione: nel 2016 la superficie complessiva, certificata da FSC o PEFC, è stata di 31.340 ettari, nel 2008 era di 725 ettari. “Bosco grande e in crescita, ma che non rende” sottolinea Parravicini: basti pensare che gli 11 milioni di ettari di patrimonio forestale italiano, pari al 35% del territorio, oggi contribuiscono solo per lo 0,08% al Pil del Paese. “Occorre attivare un’efficiente gestione delle foreste.
Considerare il patrimonio forestale una risorsa economica non significa certo ridurre i livelli di tutela ambientale, ecologica e paesaggistica. Anzi, – conclude la presidente – significa invece fissare l’importanza della funzione delle foreste nella tutela del territorio, nella prevenzione del rischio idrogeologico, antincendio e di sviluppo produttivo ed economico. C’è attenzione su questo?”.

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