Il cibo perfetto? Non esiste

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“Esiste il cibo perfetto? Se bio vuole”, questo il titolo ironico di un convegno, che ha cercato di far chiarezza sulla questione, organizzato in occasione della recente edizione del Sana, il salone del biologico e del naturale. Se prima c’erano dubbi sulla sua esistenza, ora non ci sono più perché questo tipo di cibo non esiste.
Al contrario ci sono molti modi per avvicinarsi alla perfezione e soddisfare i tanti stili alimentari oggi presenti, a patto di accettare la complessità del cibo e della sua produzione, conoscerne i fenomeni collegati e decidere cosa consumare sulla base dei valori che ci sembrano più giusti, perché l’importanza che ognuno di noi dà al singolo valore è personale.

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Durante il convegno è stata intavolata una discussione a cui hanno preso parte alcuni tra i protagonisti del mondo agroalimentare italiano, per spiegare il loro concetto di ‘cibo perfetto’, ovvero più eco-sostenibile.“La strada per ottenere un prodotto perfetto è puntare sul benessere degli animali, sul antibiotic free e su un processo di filiera completamente integrata, in grado di tracciabilità sicura della carne”, ha commentato Francesca Amadori, corporate image di Amadori, gruppo che sta affrontando un percorso di certificazione biologica.
“L’unica strada per arrivare al cibo perfetto è farlo a piccoli passi, dandosi obiettivi via via più ambiziosi. Non è facile – ha sottolineato Renata Pascarelli, responsabile per la qualità di Coop Italia – ma è quello che in Coop stiamo provando a fare. Per raggiungere questi risultati la strategia Coop prevede 5 regole fondamentali legate al rispetto di sicurezza, etica, ecologia, trasparenza, prezzo accessibile.
Ma non basta. “Il cibo perfetto deve essere anche di facile e immediata reperibilità. Nonostante le statistiche indichino una percentuale di penetrazione del bio al 78%, la spesa per l’acquisto di tali prodotti rispetto al totale è ancora al 3%. Per superare ciò il bio deve essere disponibile in tutti i canali distributivi, quindi la grande distribuzione e l’industria devono collaborare”, ha concluso Paolo Pari, direttore di AlmaverdeBio.

La Redazione

 

 

 

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