Produzione di caffè: in sofferenza per i cambiamenti climatici

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Qualcuno ancora nega la problematica dei cambiamenti climatici, eppure gli effetti sono sotto gli occhi di tutti a diversi livelli. L’ultimo allarme viene dall’Organizzazione internazionale del caffè: la produzione è scesa parecchio, entro il 2050 la superficie di terreno dedicato alle colture potrebbe ridursi della metà e il caldo anomalo favorirà la diffusione delle malattie tipiche della pianta.

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Stando ai dati in possesso dell’Organizzazione, nel 2015 il deficit nell’offerta (3,3 milioni di sacchi da 60 chilogrammi) è stata colmata col surplus dell’anno precedente. Ma è dal 2012 che la domanda aumenta in maniera costante di circa l’1,3 per cento annuo, un trend positivo a cui i produttori stenteranno a poter rispondere.
Non avremo caffè per rispondere alla domanda mondiale”, ha dichiarato Roberto Velez, della Federazione nazionale dei produttori in Colombia. Il Brasile, tra i principali esportatori, nel 2016 ha raccolto 51,4 milioni di sacchi, ma già per il 2017 è previsto un calo dell‘11,3 per cento. Allo stesso modo, in Colombia si prevede una contrazione pari a 14 milioni di sacchi.
In Etiopia le piante di varietà arabica, che richiedono una temperatura mitigata, avranno a disposizione nei prossimi decenni tra il 40 e il 60 per cento in meno di terre adatte alla loro crescita rispetto a oggi.
Che fare? L’ Organizzazione internazionale del caffè propone due vie: i produttori devono sforzarsi di adattarsi al nuovo contesto climatico, modificando i siti produttivi, optando per specie di piante più resistenti e puntando sulla coltivazione intensiva, dall’altra parte i Governi di tutto il mondo devono ridurre l’emissione di gas serra in modo da rallentare il global warming.

La Redazione

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