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Tartarughe marine, come soccorrerle

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Durante una passeggiata sulla spiaggia o a bordo di una barca può capitare di incontrare una tartaruga marina in difficoltà, in questi casi è bene avvisare la Guardia costiera e proteggere i nidi. A spiegarlo è il Wwf in una nota per bagnanti e diportisti.

È importante non inseguirla e non tagliarle la strada con la barca, ma limitarsi a osservarla da una distanza di sicurezza. Se la tartaruga sembra sofferente, ad esempio non si immerge, resta ferma a lungo, sanguina, è avvolta da pezzi di rete o ha lenze intorno al corpo, bisogna intervenire e tentare di recuperarla. Come? “Bisogna avvicinarsi lentamente e prenderla senza utilizzare strumenti affilati – scrive il Wwf –. Subito dopo contattare la Capitaneria di porto al numero 1530 e avvisare il personale specializzato di un Centro di Recupero Tartarughe Marine”.

Se si avvista una tartaruga in spiaggia che sta deponendo le uova, non va disturbata, soprattutto con flash e fotocamere, ma bisogna avvertire un Centro di Recupero Tartarughe marine. Una volta che l’animale avrà terminato la deposizione delle uova e sarà tornato in mare, è bene contrassegnare sulla spiaggia il luogo di deposizione e difenderlo da eventuali predatori.

La tartaruga marina comune (Caretta caretta) è una specie carnivora che attraversa nel corso della vita due diverse fasi: all’inizio frequenta la zona superficiale del mare aperto e successivamente si sposta in fondali bassi. È una specie diffusa sia nelle acque degli Oceani Atlantico, Indiano e Pacifico sia nel bacino del Mediterraneo e del Mar Nero. In particolare, nel Mediterraneo, i siti di deposizione delle uova sono localizzati soprattutto in Grecia, Turchia, Cipro, Libia, mentre in Italia, sebbene i nidi deposti ogni anno siano solo alcune decine di unità (contro le 7mila dell’intero Mediterraneo), i mari attorno alla penisola rivestono una grande importanza.

Anna Simone

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