Avorio, c’è anche quello legale

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Il Belpaese è il terzo Paese al mondo per esportazioni di oggetti d’avorio legale. A dirlo sono i dati raccolti dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites) ed elaborati dalla Ong ambientalista Environmental Investigation Agency. Tra il 2010 e il 2015 l’Italia ha esportato 8.627 oggetti in avorio, i britannici 36.135 e gli statunitensi 9.824.
L’avorio legale è quello importato prima del 1976, anno di entrata in vigore delle norme Cites a protezione degli elefanti, e munito di certificato. In questa “fetta di legalità” rientrano anche gli oggetti d’antiquariato – ad esempio i pezzi degli scacchi, i tasti di pianoforte, le palle da biliardo – lavorati prima del 1947.

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Inoltre nel rapporto “Revisiting China’s ivory market in 2017”, realizzato insieme all’organizzazione Traffic, il Wwf afferma che dopo il recente annuncio della Cina del divieto di commercio domestico d’avorio entro la fine del 2017, il numero di prodotti di avorio destinati al mercato – sia legale sia illegale – è già diminuito nel Paese ed i prezzi sono crollati. Una buona notizia che si inserisce in un triste contesto di riferimento: ogni 25 minuti in Africa un elefante viene ucciso illegalmente dai bracconieri per mettere in commercio l’avorio delle zanne.

La Redazione

 

 

 

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