Cielo, i materiali utilizzati dagli artisti del passato

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Cielo e dipinti, non esiste pittore che non si sia cimentato nella sua rappresentazione, soprattutto nelle opere religiose. Basti pensare all’azzurro intenso nella volta della Cappella degli Scrovegni, a quello velato dalla nebbia nella Vergine delle Rocce di Leonardo o al cielo scuro in van Gogh.

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Per dipingerlo gli artisti del passato utilizzavano l’azzurro oltremare ottenuto dal lapislazzuli, una pietra che si trova principalmente in Afghanistan, ma per abbattere i costi a volte ricorrevano alla più economica azzurrite estratta in Europa.
“Dall’antichità al XIX secolo, nei dipinti si rintracciano diversi tipi di blu. L’oltremare artificiale possiede la stessa composizione chimica del lapislazzuli, ma manca della CO2, che viene quindi utilizzata come marker specifico per riconoscere il sintetico dall’artificiale”, spiega Francesca Rosi dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Cnr. “L’azzurrite è usata da Giotto negli affreschi delle Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi e da molti pittori rinascimentali come Raffello e Perugino, sia in affreschi sia in tavole e tele. É un pigmento che può alterarsi con particolari circostanze ambientali e quando entra in contatto con composti acidi, virando a tonalità verdastre”.

Un altro pigmento utilizzato è lo smaltino. A differenza dall’azzurrite, è stabile anche se applicato nella tecnica a fresco e quindi è stato ampiamente utilizzato anche nelle estese campiture del cielo e nei dipinti murali come nell’affresco della Madonna delle Grazie del Perugino datato 1522 e conservato nella Chiesa di Sant’Agnese a Perugia.
“Nel Settecento iniziano a essere sintetizzati i primi pigmenti artificiali tra cui il blu di Prussia, utilizzato dagli artisti a partire dal 1724. Infine, la pittura dei pittori Impressionisti francesi (Cezanne, Renoir, Manet) si arricchisce dei nuovi pigmenti che derivano dalla rivoluzione industriale e dalla chimica di sintesi: tra questi, il blu di Thenard e il blu ceruleo”, conclude Rosi.

La Redazione

 

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