Dalla plastica non riciclabile si produce energia

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Riciclare è il motto che accompagna il fine vita di gran parte degli imballaggi in plastica. Ma che fine fanno i polimeri plastici non ancora riciclabili allo stato delle attuali conoscenze tecnologiche?
Si usano per produrre energia, calore ed elettricità, inviandoli a impianti specializzati, dove vengono trasformati in combustibili alternativi, da utilizzare in sostituzione di quelli fossili in impianti termici esistenti (ad esempio nei cementifici) e nei termovalorizzatori di ultima generazione. L’elevato potere calorifico delle plastiche, paragonabile a quello del carbone o dell’alcool etilico (superiore alle 5mila kilocalorie), riduce il ricorso al petrolio.
C’è poi un’altra strada per gli imballaggi in plastica non avviabili a riciclo meccanico, ovvero il riciclo chimico nel settore siderurgico. Il mix plastico derivato dai processi di selezione è utilizzato in altoforno nel ciclo di produzione della ghisa come “agente riducente” nelle reazioni di ossidazione dei minerali ferrosi, con la possibilità di sostituire almeno il 20% del carbone tradizionalmente utilizzato. Questo porta a risparmi, sia ambientali (per via della minore produzione di CO2) che economici (perché costa meno).
Naturalmente la strada migliore rimane quella di ridurre il ricorso alle plastiche, ma bisogna trovare un materiale versatile e resistente come la plastica tradizionale.

La redazione

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