Sebastião Salgado, la mostra sullo spegnimento delle fiamme

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“Non ho mai visto, né prima né dopo quel momento, un disastro innaturale così enorme”. Con queste parole Sebastião Salgado, fotografo brasiliano, commenta lo spegnimento dei pozzi del Kuwai in fiamme, che è l’oggetto di “Kuwait. Un deserto in fiamme”, mostra in scena a Milano fino al 28 gennaio presso la galleria Meravigli.
Gli scatti risalgono al 1991 quando la crisi in Medio Oriente e la Guerra del Golfo imperavano. Un giorno i soldati iracheni incendiarono oltre 600 pozzi di petrolio per ostacolare l’avanzata della coalizione militare guidata dagli statunitensi, e Salgado fu tra i primi fotografi a intuire la portata e la gravità della situazione.
Negli scatti dell’artista brasiliano emerge il paesaggio infernale che stava bruciando davanti ai suoi occhi. Era in corso un disastro ambientale e decise di documentarlo seguendo l’operato dei vigili del fuoco e dei tecnici specializzati chiamati da tutto il mondo per limitare i danni e arginare le perdite.
Oggi trentaquattro di quelle immagini sono esposte nella galleria Forma Meravigli: il bianco e nero raccontano di una luce apocalittica causata dal contrasto dei pozzi in fiamme e dalla coltre scura di petrolio che copriva il deserto, le persone e le cose.
Passati 25 anni dalla tragedia, Sebastião Salgado ha deciso di tornare su quelle fotografie e di ampliarne la selezione arricchendola di immagini inedite. In mostra c’è il frutto di questa nuova sistemazione, per non dimenticare i drammi del passato.

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La Redazione

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