Tatuaggi polinesiani, il dente di pescecane come ago per disegnare

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Ci sono simboli e simboli. Quelli dei tatuaggi polinesiani rappresentano una forma di contatto con le proprie radici e spesso marcano i passaggi più significativi della vita di una persona.
Gli antichi artisti polinesiani usavano una sorta di bisturi artigianale per incidere la pelle: un manico di legno con una punta, che poteva essere il becco o l’artiglio di un uccello oppure il dente di un pescecane.
Il bisturi provocava una serie di tagli sulla pelle che venivano subito coperti con una striscia di inchiostro. Questa pratica era abbastanza dolorosa, e completare un tatuaggio poteva richiedere giorni, mesi o addirittura anni.
Le tinte, di colore nero tendente al verde o al marrone, si ottenevano con carbone diluito in acqua o in olio e per garantire la tenuta dell’inchiostro, la mistura veniva completata con zucchero di canna o succo di noce di cocco.

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Tra storia e leggende
I miti e le leggende sulla nascita del tatuaggio si rifanno tutti a un dono fatto agli uomini da parte degli dei. Per questo motivo il tatuaggio è investito di un’aura di sacralità e della credenza che porti poteri soprannaturali. Si pensava, ad esempio, che alcuni specifici disegni proteggessero l’uomo ed evitassero che perdesse il proprio Mana, l’essenza divina responsabile della sua salute, equilibrio e fertilità.
Nonostante la tradizione del tatuaggio sia diffusa in tutte Le Isole di Tahiti, l’arcipelago che ha maggiormente fatto propria l’arte di decorare l’intero corpo con disegni geometrici ricchi e complessi è quello delle isole Marchesi, l’unico a prevedere anche la decorazione del viso.
Prima dell’arrivo degli Europei il tatuaggio costituiva un simbolo sociale: poteva indicare la tribù o la famiglia di appartenenza, il livello della persona all’interno della scala sociale, un’indicazione della provenienza geografica, o alcuni momenti importanti della storia sociale dell’individuo, come il passaggio dall’infanzia alla pubertà, il matrimonio o la nascita di un figlio. Ancora, poteva rappresentare vittorie in guerra, riconoscimenti per buone doti nella caccia o nella pesca.
Basti pensare che il tatuaggio era talmente diffuso e legato alla tradizione locale, da essere considerato inaccettabile per un tahitiano non averne.

La Redazione

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