In Scozia il biocarburante si ricava… dal whisky

Dagli scarti della produzione si può produrre biobutanolo

0 423

 

[kelkoogroup_ad id="13540" kw="nature" /]

Sarà forse nata al pub, tra un bicchierino e l’altro, l’idea di un team di ricercatori scozzesi di produrre un biocarburante a base di whisky. I rifiuti di scarto del processo di produzione sono stati utilizzati dalla startup Celtic Renewables Ltd  per ideare un biocarburante, il biobutanolo. È costituito da due differenti materiali di scarto, l’uno proveniente dal processo di maltazione (il draff) e l’altro dalla prima distillazione (il pot ale).


In Scozia ogni anno vengono prodotte 750mila tonnellate di draff e 2 miliardi di litri di pot ale. In collaborazione con la distilleria Tullibardine di Perthsire, la startup della Edimburgh Napier University ha così deciso di riutilizzare questi ‘rifiuti’.

PERCHE’ IN SCOZIA?

Come ha spiegato il fondatore e presidente della startup, il professor Martin Tangney (nelle foto) “Questa è la prima volta in assoluto in cui una automobile viene alimentata con un biocarburante realizzato con gli scarti della produzione del whisky. È appropriato fare questo primo test in Scozia, Paese famoso non solo per la rinomata produzione di whisky, ma anche per il suo impegno nello sviluppo delle energie rinnovabili”. Sono ovviamente soddisfatti del risultato anche i proprietari della distilleria Tullibardine, che hanno compreso subito il potenziale della proposta della Celtic Renewables: “Siamo felici di supportare quella che potrebbe diventare una vera rivoluzione per il settore delle energie rinnovabili e dei trasporti, nonché per l’industria scozzese della produzione di whisky“.


IL FINANZIAMENTO

La ricerca della startup è stata finanziata dal governo scozzese con 9 milioni di sterline, che saranno utilizzati per costruire una struttura commerciale adibita alle dimostrazioni al pubblico delle potenzialità del biocarburante a base di whisky. E tutto senza dover modificare il motore dell’automobile: nel loro primo test drive, infatti, i ricercatori hanno utilizzato una comune Ford Focus.

Un video per saperne di più:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.